Stalin, Mao e Kim Jong Un fucilano chi disobbedisce agli ordini della Marina popolare

Sono ore di grande festa per i vari partiti italiani che riportano la dicitura “comunista” sul proprio simbolo, e anche per il Pd che a quella storia è tornato a richiamarsi con crescente orgoglio.

La liberazione della capitana della Sea Watch, Carola Rackete, che non ha rispettato l’alt di militari italiani e ha messo a rischio la loro incolumità, è stata accolta come una vittoria, se non come un riscatto nei confronti di Salvini.

A dire il vero esulta anche la Lega che, dopo la vicenda Sea Watch, è accreditata dai sondaggi ai massimi storici, vicina al 40%, ovvero a quella percentuale con la quale potrebbe vincere le prossime elezioni da sola.

La sinistra è in trionfo e alza il pugno chiuso al cielo, probabilmente ignorando che, insieme alla pubblicizzazione dei mezzi di produzione, la chiusura delle frontiere è stata l’elemento più caratterizzante di tutte le esperienze dei Paesi Socialisti. Un blocco totale tanto in ingresso (nessuno poteva entrare) quanto in uscita (nessuno poteva uscire, pena la persecuzione della famiglia del fuggitivo). Su altre ipotesi teoriche, più o meno di scuola, di realizzazione del Comunismo è difficile esprimersi o prevedere comportamenti.

E’ indubbio che Stalin, Mao, Castro, Ho Chi Minh, Enver Hoxha, Kim Jong Un non avrebbero mai permesso a una nave di disobbedire a un ordine della Marina Popolare. Per i “sabotatori” non ci sarebbe stato un rinvio a giudizio davanti al Gip, ma la fucilazione davanti al porto, senza processo. La prassi staliniana prevedeva che i proiettili con i quali erano stati eliminati i nemici del Popolo venissero recapitati ai familiari perchè essi rimborsassero lo Stato del costo di produzione. Il messaggio era chiaro: la vita di quelle persone non valeva neppure il costo di fabbricazione di un proiettile.

Piaccia o non piaccia, i confini comunisti sono sempre stati presidiati dall’esercito e dai muri con i fili spinati, e hanno rappresentano, e ancora oggi rappresentano, l’antitesi dell’accoglienza non certo per motivi razziali, ma ideologici. La chiusura era finalizzata a tenere lontani i “germi capitalistici” (o comunque ogni influenza non marxista) per preservare la purezza e la compattezza della società comunista. E’ per questo che venivano accolti solo i rifugiati politici, perchè essi erano compatibili col pensiero unico. Nei Paesi socialisti la multiculturalità era una contaminazione della società borghese da estirpare.

Ritengo che l’accoglienza sia una scelta di campo che abbia una sua piena legittimità e sia sostenuta da nobili valori (quando non è traffico di esseri umani), ma chi oggi si batte per questa causa lo deve fare sotto la bandiera del Papa, non sotto quella rossa comunista.

Basta conoscere la storia.

Oggi la sinistra italiana non c’entra nulla con la tradizione comunista.

Si vive lo stesso, per carità.

Andrea Marsiletti