Pizzarotti fa l’all-in. Ad alto rischio (di Andrea Marsiletti)

“Dopo le europee valuterò se candidarmi alle regionali”, “Non escludo una mia candidatura alle prossime politiche”, “Voglio finire il mio mandato da sindaco di Parma”, “Elezioni europee? Vedremo, adesso è prematuro”… è ormai un anno che Federico Pizzarotti gioca a poker e bleffa sul suo futuro politico.

Oggi è arrivato il colpo a sorpresa: dopo tanto tatticismo Pizzarotti decide di rischiare tutto e di candidarsi alle elezioni europee. Fa un “all-in”, tecnicamente l’azione di un giocatore che scommette tutte le chips che gli rimangono.

Una mossa ad altissimo rischio.

I Rischi sono 7… R7… (CR7 non lo scomodiamo, anzi, incrociamo le dita per stasera!).

Rischio1: La lista “+Europa – Italia in Comune” non raggiunge il quorum del 4% e non elegge alcun parlamentare europeo. Un fallimento politico, che porterà per sempre la faccia di Pizzarotti tanto come soggetto politico fondatore quanto come candidato capolista. Carriera politica già finita? Oggi i sondaggi attribuiscono alla lista il 3%.

R2: “+Europa – Italia in Comune” supera la soglia ma Pizzarotti non risulta essere colui che all’interno della lista ottiene il più alto numero di preferenze. R2 è meno probabile di R1 ma è pur sempre un rischio reale.

R3: Pizzarotti compromette la sua immagine fresca e sparagnina abbinandosi al ceto politico più vecchio (oggi assemblato in +Europa-Italia in Comune per fare massa critica) impersonificato dagli ex democristiani di Angelo Sanza e Bruno Tabacci, i radicali della Bonino, il Partito Socialista Italiano e il Partito Repubblicano Italiano… una compagnia che probabilmente metterebbe in imbarazzo anche un uomo di mondo come Arnaldo Forlani. A livello di reputazione c’è pure il rischio che, a prescindere dal risultato, Pizzarotti darà ai parmigiani l’impressione irreversibile di avere la testa lontana dalla città e concentrata sul proprio futuro politico, una sensazione che già alcuni esternano.

R4: Se si considera che alle elezioni europee del 2014 Elisabetta Gardini (Forza Italia) prese 67.000 preferenze, Alessandra Moretti (Pd) 230.000, Flavio Tosi (Lega Nord) 99.000, uno come Pizzarotti, che si sta ponendo come l’anti-Salvini, almeno 50.000 voti deve prenderli per fare la sua figura, oppure 70.000 per farne una bella. Non sarà facile, perchè Pizzarotti è sceso in campo nella competizione a lui meno congeniale, quella che non ti misura sulle notorietà e reputazioni nazionali, ma sulle preferenze che richiedono un radicamento territoriale su più regioni che faccio fatica a riconoscere in Italia in Comune.

R5: Ancora più attenzione sarà riposta sul numero di preferenze che Pizzarotti raccoglierà nella città di Parma che guida da sette anni. Alle comunali del 2002 l’allora sindaco uscente Elvio Ubaldi si candidò come consigliere e ottenne 9.000 voti personali quando ancora c’era la preferenza singola e c’erano 17 liste di 32 candidati ciascuna in campo. Nella stessa competizione Gianpaolo Lavagetto raccolse 2.300 voti e Giovanni Bernini 1.700. Non sta a me stabilire soglie, ma penso che sotto le 4.000 preferenze in città Pizzarotti non possa stare.

R6: Se Pizzarotti rinuncerà all’incarico di parlamentare europeo per rimanere sindaco di Parma per 24 ore sarà glorificato sui giornali come il francescano che ha fatto il gran gesto, ma già il giorno dopo quello spogliarsi da indennità e benefit sarà considerato un danno per Parma che perderà quel suo rappresentante diretto nel Parlamento Europeo che non ha mai avuto. Se l’intenzione di non accettare la carica europea non sarà dichiarata prima, verrà accusato di avere ingannato gli elettori. Non ti chiami Matteo Salvini. Ti chiami Federico Pizzarotti. Nel caso, invece, fosse premessa la sua volontà di rimanere comunque a Parma, il rischio di flop elettorale crescerebbe a dismisura perchè non saprei dire quanti saranno disposti a votare chi ha già dichiarato di volersi poi dimettere.

R7: Se invece Pizzarotti optasse per il seggio europeo e quindi si dimettesse da sindaco di Parma, il rischio per lui sarebbe di perdere le successive elezioni comunali perchè è da mettere in conto che la scelta di non terminare il mandato potrà penalizzare i suoi successori, siano essi Michele Guerra, Marco Bosi, Cristiano Casa o Michele Alinovi.

Ma alla fine c’è un epilogo positivo potrebbe esserci, ovvero che Pizzarotti venga eletto nel Parlamento Europeo, là rimanga e da quella posizione si renda utile (e sicuramente lo sarebbe) per Parma. Credo si meriti quell’incarico, che si è conquistato da solo, partendo dal nulla.

Ma il futuro del progetto politico di “Italia in Comune e di +Europa” che legittimamente sta a cuore a Pizzarotti ed è stata la motivazione per la quale si è candidato, ai parmigiani penso interessi poco o niente.

Il problema per Pizzarotti sarebbe se glielo dimostrassero già il 26 maggio.

Andrea Marsiletti