La sua lista imbarca tutto il vecchio Pentapartito… almeno Pizzarotti si candidasse alle europee…

Probabilmente sono io che sopravvaluto Federico Pizzarotti.

In quel suo essere con la testa sulle spalle ma frizzante, esperto ma ancora spraghino e irriverente, quello che per primo ha sconfitto mediaticamente Beppe Grillo e poi alle ultime comunali, solo contro tutti, ha mandato a casa il centrosinistra, il centrodestra, il M5S… vedo un potenziale elettorale personale raro, mi azzardo a dire inferiore solo a quello oggi fuori scala di Matteo Salvini.

Sono stato tra quelli che ha visto con favore il suo ingresso nella politica italiana perchè, in ogni modo, la sua presenza non potrà che portare vantaggi per Parma.

Ma devo dire che da quando Pizzarotti ha fatto il passo nazionale di mosse ne ha azzeccate poche.

Innanzitutto la banalità di percorrere le solite strade trite e ritrite. Lui, che che nel 2012 fece irruzione in politica come un extraterrestre. L’idea stessa fondante di “Italia in Comune”, ovvero il partito dei sindaci, è una minestra riscaldata noiosissima: il sedicente “buon amministratore di condominio” può appassionare qualche primo cittadino al secondo mandato, qualche scappato di casa che non sa dove andare o che nessuno vuole più, ma di certo non scalda il cuore della gente. Non l’ha mai fatto. La storia politica italiana è piena di fallimenti di partiti dei sindaci.

Dopo aver tranciato i ponti con i Verdi con i quali aveva già annunciato l’alleanza, Pizzarotti si è unito a + Europa di Emma Bonino (leggi) nel nome di due temi ostici (e di questo coraggio gli do atto) quali l’Europa e l’immigrazione. A mio giudizio, già l’errore nel nome della lista: “+Europa” e, più piccolo, “Italia in Comune”. Tanto i sondaggi quanto i primi risultati elettorali, hanno dimostrato tutta la debolezza di “Italia in Comune”, anzi, che gli elettori non sanno neppure della sua esistenza. Il brand che tira è il nome di “Pizzarotti”.

Una “Lista Pizzarotti” poi… quella sì sarebbe stata la vera novità del panorama politico nazionale… pura, tutta giocata sulla forza e reputazione mediatici di Pizzarotti, senza l’appesantimento storico e culturale dei radicali che alle elezioni hanno sempre respinto i voti.

Negli ultimi giorni la lista +Europa-Pizzarotti si è distinta per un attivismo alleanzista indefesso sfoggiando, uno dietro l’altro, accordi politici da far tremare i polsi di chi guardava a Pizzarotti come a un rinnovatore della politica. Dopo aver imbarcato gli ex democristiani di lungo, lunghissimo corso quali Bruno Tabacci e Angelo Sanza, è stato pubblicamente annunciato l’ingresso dei candidati del Partito Socialista Italiano (leggi) e del Partito Repubblicano (leggi). In pratica, in una lista stimata oggi al 2,8-3%, hanno riformato il Pentapartito dei tempi di Craxi, Forlani e Spadolini. Proprio lui, Pizzarotti, che debuttò come un giustiziere della notte.

Immaginiamo, poi, se questo agglomerato di personale politico non riuscisse a raggiungere la soglia delle europee del 4%: l’immagine di Pizzarotti uscirebbe a pezzi. Da anti-Salvini a carne da macello.

Già, carne da macello. Perchè è questo il destino che Pizzarotti sta ritagliandosi nell’affannosa accumulazione di sigle per raggiungere, come dalle stesse dichiarato, il fatidico 4%. Questi reclutamento e contaminazione per cosa? Per fare eleggere a Bruxelles i residui della Prima Repubblica?

Se almeno Pizzarotti si candidasse alle europee darebbe un senso a questo suo rischiare il tutto per tutto… se non lo farà sbaglia. Anche se fosse raggiunta la soglia del 4%, la paternità di quel risultato, per come è stato costruito il simbolo e per gli ultimi risultati elettorali di + Europa (2,5%), sarà giustamente attribuita ai radicali. Pizzarotti sarà quantificato per differenza: nel migliore dei casi all’1%. Un po’ poco per chi si è posto come un baluardo contro l’avanzata del sovranismo e del populismo salviniani. Nel peggiore dei casi si brucerà.

I reduci dei democristiani, radicali, socialisti, repubblicani senza Moro, De Mita, Pannella, Craxi, Spadolini, La Malfa valgono poco.

E se ti metti con chi vale poco, anche tu vali poco.

Anche se eri un piccolo talento.

Anche se eri un Moise Kean.

Andrea Marsiletti