Padovani: “Pronto il soccorso bianco-rosso per Pizzarotti”

Uno dei temi all’ordine del giorno, nella politica parmigiana di questo periodo, è senz’altro la scissione di Pizzarotti e del gruppo consigliare di maggioranza in Comune a Parma dal M5S.

Per alcuni giorni è sembrata una questione nazionale, poi, quando la “stampa” ha smesso di trarne beneficio, è tornata giustamente nell’alveo locale, al massimo regionale.

Questa scissione, non certo un fulmine a ciel sereno, è maturata dopo anni di incomprensioni e dopo mesi di incomunicabilità. Oggettivamente, dal punto di vista procedurale, ne esce molto meglio il Sindaco di Parma, rispetto ad un movimento sempre più cazzeggiante, più che autoritario.

Tuttavia questa scissione è figlia di una doppia responsabilità. Da subito infatti, Pizzarotti è sembrato fare corsa in modo autonomo rispetto al M5S su molti temi, a partire dalla promessa mancata – che sarebbe bastata per un’onesta dimissione sua e della Giunta – dell’inceneritore, che nel frattempo è stato inaugurato, è entrato a pieno regime, ha dato un beneficio determinante nel percorso di risanamento che Pizzarotti attribuisce a se, ma che è merito innanzitutto dell’opera impostata ed iniziata dal Commissario Ciclosi (e questo l’opposizione sembra averlo incredibilmente obliato).

In particolare, lo stile del Sindaco di Parma è sembrato molto differente rispetto al M5S nel rapporto con il PD, con gli altri Sindaci emiliani e con il Presidente della Regione, Bonaccini.

Prima della dichiarazione d’amore del Sindaco di Bologna Merola, inopportuna e davvero poco intelligente (ci è o ci fa?), mesi di buone frequentazioni con Bonaccini hanno testimoniato un obiettivo di autolegittimazione a “corte”, sicuramente osservato e non gradito da Beppe Grillo.

Il vecchio fu comico genovese, ora marpione politico, ha nasato da subito che “Capitan Pizza” avrebbe percorso una strada poco sintonica col movimento: tutto quello che è capitato dopo è in linea con questo buon fiuto da parte del leader genovese.

Ed ora? Pizzarotti è più o meno forte di prima?

Sicuramente, dal punto di vista numerico, fondamentale in tempi di elezioni, è più debole. Infatti una buona parte del M5S non lo voteranno, anzi, lo osteggeranno in modo radicale fino alle prossime elezioni. Stando ai numeri, la scissione rischia di non fare arrivare al ballottaggio (sicuro) ne Pizzarotti, ne la lista ufficiale del M5S.

Da un punto di vista politico più ampio però, non è detto che la scissione produca un danno, o meglio, potrebbe rappresentare un’arma significativa nelle mani di Pizzarotti, nel momento in cui, come pare chiaro ormai, i suoi nuovi alleati sono da ricercarsi in parte nell’Unione Industriali, ovvero in “Parma io ci sto”, e d’altra parte nella sinistra “fattista” che mal digerisce le politiche renziane, che si sta schierando decisamente con il NO al Referendum, che tra un aperitivo e l’altro (specialità della casa), piuttosto di appoggiare un candidato moderato del PD o altri, non vede male l’ipotesi di un appoggio al Pizzarotti-bis. Tanto poi avrà sempre una buona occasione per farti la morale e ribadire la propria innocenza pedagogica.

Soprattutto se questo può significare buone entrature in Comune, vista la gestione molto a “simpatia” che questa Amministrazione Comunale – con pochissime critiche da parte di un’opposizione talvolta beneficiata e quindi acquietata in tal senso – ha praticato, isolando gli “oppositori” cittadini e “premiando” coloro che hanno collaborato al sistema di potere. Un atteggiamento spregiudicato e poco istituzionale, che ha avuto punte di intolleranza palese

in campo culturale, ma che non ha risparmiato nessun settore.

Chi vorrà fronteggiare il Pizza-bis dovrà tenere conto di una città tendenzialmente cortigiana, propensa al piccolo cabotaggio, soprattutto in questi tempi di magra.

Una città dove molti vivono di dichiarazioni di facciata e di comportamenti di bottega, senza curarsi della loro ipocrisia e dei riflessi ridicoli, quando non squallidi, che questa implica.

In questo senso, la mancanza di autorevolezza politica del PD, sia riflesso nazionale che specifica del PD cittadino da anni a questa parte, rischia di essere nuovamente un gap incolmabile, se quello che è il principale partito sulla carta a Parma non giocherà al meglio la sua partita.

Una partita dove il vero assente, per ora, ma ormai è tardi, risulta essere la destra, in particolare la Lega Nord, mancante di uno sbocco comunicativo sufficiente, del tutto latitante sui temi forti, quando nel resto del Paese ha preso in mano questi temi con molta forza mediatica (non corrispondente spesso ad efficacia politica).

Per non parlare della “galassia” Forza Italia, che pare già intenzionata a contrattare sotto banco i suoi voti al candidato che più soddisferà il palato del suo elettorato, o l’ansia affaristica che resta uno degli elementi più incrollabili del suo DNA.

La situazione insomma è confusa sotto il cielo parmigiano… chi saprà sfruttare meglio questi vuoti lasciati in mezzo al campo, per attrarre il consenso necessario, soprattutto al momento del ballottaggio, si aggiudicherà una partita che pare molto complessa e, al tempo stesso, non molto affascinante come livello politico, per essere molto buoni.

Il soccorso “bianco-rosso” può essere un’arma a doppio taglio: utile in fase di primo turno, per evitare emorragie, ma devastante in un secondo turno in cui le contraddizioni cominciano ad emergere. Nel caso del soccorso bianco-rosso, sono le tipiche contraddizioni dei salotti buoni, quando si devono sporcare e scendere in strada: Civati, in questo senso, l’emblema di questo modello neoborghese con molta puzza sotto il naso.

Vedremo chi saprà costruire il sistema di alleanze più capace di riscuotere consenso.

La volta scorsa il ballottaggio premiò il candidato di rottura. Oggi lo stesso candidato rischia di presentarsi come garante, con la presunta affidabilità e gli appoggi che contraddistinsero il tonfo di Bernazzoli. Non si vede però all’orizzonte qualcuno che possa incarnare il tipico “ribellismo” parmigiano… la partita sarà necessariamente più sottile.

Naturalmente questa analisi è al netto di chi non ha dichiarato ancora la sua candidatura in modo ufficiale. L’unico candidato “de facto”, oggi come oggi, sembra l’attuale Sindaco. Attendiamo con interesse seri competitori. Anche perché, legionella a parte (o in parte compresa, visto il disastro comunicativo), la città pare averne parecchio bisogno. Con buona pace di Merola, Bonaccini e di un balenottero non più bianco, che rischia di veleggiare verso una sconfitta al Referendum, che rischia di essere determinante anche per le future elezioni cittadine.

Alberto Padovani