INTERVISTA – Luigi Alfieri (Parma non ha paura): “Fermiamo il degrado. E la bellezza salverà Parma”

Intervista a Luigi Alfieri, giornalista e scrittore, fondatore del movimento “Parma non ha paura”.

Alla campagna sulla sicurezza, Parma non ha paura ha aggiunto la campagna contro il degrado in città. Perché?

Perché il prato di piazzale della Pace metà secco e metà acquitrinoso, le fontane asciutte o riempite di sassi, i parchi maltenuti, i rifiuti esposti per strada in modo indecoroso, gli spacciatori che girano con le loro biciclette o stazionano in modo equivoco e spesso minaccioso guastano la bellezza della città. La bellezza è uno dei grandi patrimoni di Parma e dobbiamo difenderla. Rende più piacevole la vita, ma ha anche un valore economico importante. 

In che senso?

Tutti sanno, da sempre, che vivere in mezzo alle cose belle rende l’esistenza più gradevole, è un piacere, ma la bellezza, per una città che ne è ricca in modo straordinario, può essere un incredibile propulsore dell’economia. Parma è sempre stata tra le città più opulente d’Europa, ha sempre avuto tante aziende e una finanza forte. Per tenere alto il suo livello di benessere non ha mai avuto un gran bisogno del turismo, lo ha sempre un po’ snobbato. Ora è in crisi. Molte aziende hanno chiuso, altre sono state ridimensionate, numerosissimi negozi hanno abbassato le serrande, le banche locali sono praticamente scomparse. E’ arrivato il momento di riscoprire il turismo come attività economica, come industria. Un’industria pulita, che non produce inquinamento e che fa girare tanto denaro.

La bellezza della città serve solo al turismo?

No serve anche alla sicurezza. Ha mai visto una città ordinata, pulita, ben, illuminata, piena di aiuole fiorite, pullulare di spacciatori e piccoli delinquenti? Le più aggiornate ricerche nel campo della criminologia, confermano che le città “belle” sono le più sicure. Ci sono meno furti nelle case, meno scippi, meno truffe. Non è un caso. Al contrario le città sporche, male illuminate, disordinate, con interi quartieri lasciati in preda al degrado hanno alti tassi di criminalità. Secondo gli studiosi, tra bellezza e sicurezza, degrado e criminalità, c’è un chiaro rapporto di causa ed effetto. Su questo tema stiamo organizzando un convegno con esperti di fama che si terrà a Parma in settembre.

Ma torniamo all’economia…

La bellezza serve – e uso una parola inglese anche se non mi piace – per consolidare il brand Parma nel mondo. La nostra città è conosciuta ovunque per il suo prosciutto, il suo formaggio, i suoi eccezionali prodotti gastronomici, per Cibus, per il suo essere Food Valley, per i successi sportivi delle proprie squadre, in primis il Parma calcio dei tempi d’oro, per Verdi e per la musica, per i grandi artisti come Parmigianino e Correggio, per la sua cultura in genere. Ora deve rafforzare il suo brand e diventare la città della bellezza in senso assoluto, perché in questo campo ha infinite risorse. E se Parma diventa la città della bellezza ne traggono giovamento anche le sue industrie. Innanzitutto il turismo, ma a ruota tutte le altre. Penso per esempio, non solo agli alberghi, ma  a tutte le aziende che producono cosmetici e benessere. Cibo. Ed essere associati al bello giova a tutti i marchi e prodotti locali. E’ un qualcosa in più che la parola Parma trasmette già da ora, ma bisogna lavorare per rafforzarne l’effetto, sfruttarlo al massimo.

Quali sono le nostre bellezze?

L’elenco è interminabile. Cominciamo dalle grandi opere di Correggio, Parmigianino e dei maestri del Cinquecento, che sono stati protagonisti della mostra al Quirinale, a Roma (e non capisco perché non si è tenuta a Parma, o Parma non l’abbia sfruttata suggerendo percorsi di approfondimento ai visitatori). Poi, la Galleria Nazionale, il Battistero, il Duomo e le nostre chiese sono piene di capolavori e sono esse stesse capolavori architettonici. Spesso ignorati, come Sant’Antonio, in via Repubblica, prodigio del Bibbiena e il chiostro di Sant’Uldarico. Ancora, restando all’arte e alla storia, ci sono il museo archeologico, la Civica, l’immenso giacimento culturale dello Csac e, a due passi, la Magnani Rocca.

cupolaPoi ci sono i teatri, il Regio, certo, ma soprattutto il Farnese, di sicuro tra più belli al mondo, certamente il più suggestivo. E non dimentichiamo l’Auditorium di Renzo Piano e i tanti piccoli gioiellini di provincia da Busseto a Fontanellato, passando per Zibello. Poi c’è la bellezza tipografica. Bastano due nomi: Bodoni e Franco Maria Ricci. Il museo dedicato al primo e il complesso del Labirinto creato dal secondo. E sempre a proposito di bellezza tipografica la biblioteca Palatina custodisce tesori impareggiabili, come il suo fondo ebraico.

La interrompo… anche la musica è bellezza…

Certo e Parma in questo campo è davvero senza limiti. Oltre a Verdi e Toscanini, titani indiscussi, abbiamo la tradizione farnesiana. I Duchi fecero di Parma la capitale delle sette note. Ospitarono a lungo artisti del calibro di Claudio Merulo e Claudio Monteverdi, cui si aggiunsero tutti gli eccelsi musicisti fatti venire dai Paesi Bassi dal duca Alessandro. Oggi abbiamo cantanti come Michele Pertusi e il nostro cittadino onorario Leo Nucci. Ma sono bellezza pura anche i nostri parchi, il Ducale e la Cittadella. Sono opere antiche, splendide e monumentali come l’orto  botanico. E’ bellezza anche anche la grande poesia. Parma ha vissuto l’incredibile stagione dell’Officina Parmigiana, e i nomi di Bertolucci e di Luzi, e più di recente Bacchini, sono lì a testimoniarlo. La cultura letteraria del Novecento ha giostrato tra le nostre mura. Poi c’è la bellezza dei castelli della nostra provincia, belli come pochi al mondo; c’è la bellezza delle pievi romaniche, dalla Bassa a Sasso e Berceto. C’è la bellezza del corpo, penso a quello che in questo settore possono fare Salso e Monticelli. Non si finisce mai con le bellezze di Parma. E rendere la città e la provincia più gradevoli spingerà anche i nostri concittadini a riscoprirle e a riappropriarsene.

E allora che bisogno c’è di fare tanto, se siamo già così forti?

Il problema è che queste cose le sappiamo bene noi parmigiani (spero), le sanno le persone molto colte in Italia e nel mondo, una piccola élite, ma non le sa la maggior parte di quanti fanno turismo. Non le sanno milioni di cinesi ricchi e pronti a girare per l’Europa con le valigie di Vuitton, non le sanno gli  indiani che hanno soldi a palate, non le sanno milioni di americani, milioni di italiani (purtroppo) e milioni di turisti potenziali sparsi per il mondo. Dobbiamo fare marketing turistico a tappeto. Dobbiamo essere una città globale, collegata col mondo che trasmette la sua cultura ovunque e assorbe cultura. Di provincia, ma non provinciale. Dobbiamo invadere il web, i giornali, le televisioni col nostro brand e con la nostra bellezza. Coi nostri grandi nomi: Verdi, Correggio, Parmigianino, Toscanini, Bodoni, i Farnese, i Borbone, Maria Luigia, ma anche Franco Maria Ricci e Bernardo Bertolucci. Giovannino Guareschi.

Siamo un prodotto straordinario da pubblicizzare. Un marchio attraente. Se lo imporremo sui mercati globali, risolveremo i problemi dei negozi nel cuore della città. Se è vero che i parmigiani si sono spostati in massa nei centri commerciali, potremo riempire le botteghe di turisti, come a Siena, come a Mantova, come a Pienza e San Geminiano. Potremo vendere i nostri favolosi prodotti gastronomici e tutto quello che un turista può chiedere a Parma. E il buon nome della città trascinerà le nostre industrie, le renderà più seducenti. 

E cosa c’entra la sua battaglia contro lo spaccio e le fontane secche?

C’entra perché il degrado è il principale nemico della bellezza. Una città turistica deve essere sicura, pulita, ordinata. Pensi all’incremento di visitatori che ha avuto New York dopo la cura di Rudolph Giuliani, il sindaco che ha reso praticabili Harlem e il Bronx, ha abbassato il livello di criminalità e alzato quello della sicurezza, ha reintrodotto i criteri di civiltà e di senso civico tra i cittadini, ha rimesso ordine nel caos, poi ha avviato una poderosa campagna di marketing internazionale.

Noi, in piccolo, senza montarci la testa, dobbiamo seguire il suo modello. Rimettere in ordine il verde, fare ripartire le fontane, creare spazi per le aiuole e i fiori, portare il bello nelle strade. Come succede nelle città universitarie tedesche e spagnole: sono stato a Murcia in maggio. E’ una città  poco più popolosa di Parma, universitaria come Parma, vocata al turismo. Fiori ovunque, niente spacciatori e mendicanti per strada, niente rifiuti sui marciapiedi, una presenza massiccia e discreta della guardia civile (i poliziotti locali) sempre pronta a dare informazioni e consigli agli stranieri, pianoforti in tutte le piazze, con centinaia di turisti ad ascoltare musica. Sembrava il paese delle fiabe. Assomiglia alla Parma che vorremmo.

Dobbiamo essere una città globale, collegata col mondo che trasmette la sua cultura ovunque e assorbe cultura. Di provincia, ma non provinciale

Invece?

Invece se uno arriva a Parma in treno sbarca in stazione, se arriva in macchina parcheggia al Toschi, se arriva in pullman scende in Pilotta. Cosa vede? In stazione potrebbe vedere i topi, nel piazzale le erbacce che circondano il monumento di Bottego. Sotto i voltoni della Pilotta potrebbe sentire un grande odore di escrementi umani depositati durante la notte, in piazzale della Pace incontrerebbe acquitrini e zone desertiche con erba secca e simpatici venditori di borse taroccate e droga. Questo è il biglietto da visita della città, la sua porta d’ingresso. Il resto è spesso in linea

Parma deve reagire. Credere in se stessa e nella propria bellezza, amarsi, curarsi. Eliminare il degrado. E poi farsi conoscere. E’ per questo che stiamo lottando: per far capire ai parmigiani quante cose non vanno nel decoro urbano, quanti interventi dobbiamo fare. Al tempo stesso lottiamo per fare capire come è bella Parma se la rispettiamo come merita. Che risorsa potrebbe essere per tutti la sua bellezza.

parmacentroSenta, ma a lei degli asili nido, delle scuole materne, dei poveri e dei disabili non interessa nulla…

Sta scherzando? Parlare di sicurezza e parlare  di sociale è la stessa cosa. Invoco di nuovo le più aggiornate teorie proprio nel campo della criminologia: è negli asili e poi nelle scuole che si imparano le regole sociali e si impara a rispettarle. Che si formano i cittadini del futuro. Tutti i bambini hanno diritto di frequentare le scuole dell’infanzia. Nessuno deve essere escluso. A maggior ragione non devono essere esclusi i figli degli stranieri, che assorbiranno fin da piccoli le basi di un vivere civile nel quale sono destinati ad immergersi.

La povertà alimenta la disperazione e il disperato è facile preda della criminalità. E poi, sia chiaro: aiutare in ogni modo possibile i deboli  è nella tradizione di noi parmigiani. La storia delle amministrazioni comunali meno recenti è una storia di solidarietà. E va riscoperta sostenendo tutti i servizi sociali. E questo è un imperativo categorico per chi vuole bene alla città. Parma deve tornare ad essere un esempio per tutti in questo campo. Fa parte della nostra tradizione. 

Quando parla dei rapporti tra bellezza ed economia, lei parla solo di Parma?

No, penso a tutta la provincia e alle province vicine. Immagino che si possano creare dei circuiti turistici provinciali: mi riferisco al giro dei castelli o delle pievi romaniche, ai percorsi sulla francigena, alla visita dei musei del cibo, alle escursioni nel verde della campagna e dell’Appennino e si potrebbe andare avanti per ore.

Al tempo stesso, penso alle sinergie che potremmo creare con città come Cremona, nel campo della musica e Mantova nel campo dell’arte rinascimentale. Non sono la Camera degli sposi e la Camera di San Paolo due vette del Rinascimento italiano, due esempi unici di mecenatismo e decoro civile? Uniamoci negli sforzi per fare conoscere la nostra città e l’Italia. Spenderemo meno e otterremo di più. (AM)