(alicenonlosa.it del 09/02/2010)
Nascere e venire al mondo non è cosa scontata. Ogni essere umano inizia la sua vita abitando un altro essere umano, una donna. Il corpo e la psiche della donna ci parlano di accoglienza. Perchè, se questa inabitazione non viene accolta, la vita non può nè iniziare, nè maturare. La vita, necessariamente, ha bisogno dell'accoglienza di un altro. Scopo di questa serata non è entrare in termini eccessivamente tecnici, avendo essa di mira prevalentemente la divulgazione a un pubblico più vasto di quello che può essere un consesso di medici o di specialisti in ostetricia e ginecologia.
C'è una biochimica dell'accoglienza. Vi è un particolare ormone secreto dal corpo luteo, derivato dal follicolo dopo aver emesso l'ovocita, che si chiama progesterone. La parola, di derivazione latina, ci parla di pro-gestazione, a favore della gravidanza. Il progesterone è il principale ormone che sostiene la gravidanza. Se la fecondazione e l'annidamento in utero non avvengono nel giro di un paio di settimane, il corpo luteo cessa di secernere il progesterone e l'endometrio si sfalda, ne consegue il flusso mestruale. In ogni caso è, comunque, l'azione combinata di progestinici ed estrogeni che rende l'endometrio adatto ad accogliere l'embrione. Le pillole che di seguito illustreremo hanno a che fare con questo ormone oppure bloccano l'azione di esso.
Partiamo dalla cosiddetta pillola del giorno dopo, erroneamente definita contraccezione di emergenza, in quanto la sua azione si esplica non solo nell'inibizione dell'ovulazione, che è l'azione principale di ogni contraccettivo, ma anche nell'inibizione dell'annidamento dell'embrione attraverso una modificazione e alterazione dell'endometrio; la prevalenza dell'una o dell'altra azione dipende dalla fase del ciclo mestruale in cui viene assunta. E' prevalente l'inibizione dell'ovulazione se il rapporto sessuale e l'assunzione della pillola avviene prima dell'ovulazione; prevalente è invece l'inibizione dell'annidamento dell'embrione in utero se viene assunta dopo l'ovulazione e la fecondazione.
Agli inizi degli anni '60 si hanno i primi tentativi di produrre molecole che hanno come fine il bloccare i processi che sostengono la gravidanza. La "prima generazione" di quella che è definita la contraccezione di emergenza o intercezione postcoitale utilizzava estrogeni e progestinici ad alti dosaggi. Il cosiddetto Metodo di Yuzpe consisteva nel prendere due capsule di un certo tipo di contraccettivi, contenenti etinilestradiolo 50 gamma + Norgestrel 0,250 mg, da ripetere dopo 12 ore, con un tasso di fallimento del 2-3 %. Veniva cioè quadruplicata la dose di un tipo particolare di pillola contraccettiva. In tempi più recenti si è passati al solo progestinico, il Levonorgestrel. La "pillola del giorno dopo" è costituita da 2 compresse di Levonorgestrel 0,75 mg da prendere a distanza di 12 ore.
Vengono anche utilizzati Dispositivi Intrauterini (IUD, detta anche Spirale) entro 5 giorni dal rapporto sessuale, col fine di impedire l'annidamento dell'embrione.
Successivamente si è scoperto che un antiprogestinico come il Mifepristone (RU486) se preso in singola dose nel periodo postovulatorio era capace di impedire una gravidanza.
Si è poi arrivati agli antiprogestinici di "nuova generazione" che agiscono come antagonisti del recettore del progesterone, fra queste molecole vi è l'Ulipristal che ha ricevuto la raccomandazione per l'immissione in commercio da parte del Comitato Europeo per il Farmaco, con il nome di EllaOne.
La RU486 viene utilizzata a gravidanza clinica già accertata, e usato insieme a una prostaglandina per l'espulsione del feto abortito.
EllaOne, invece, se assunto entro 120 ore dal coito può impedire la gravidanza, la cosiddetta "pillola dei 5 giorni dopo".
Sia la "pillola del giorno dopo", sia la "pillola dei 5 giorni dopo", EllaOne, hanno lo scopo di impedire la gravidanza prima ancora che possa essere accertata ad esempio da test di gravidanza, sulle urine della madre, che rivelano la presenza dell'HCG (gonadotropina corionica umana) secreta dal trofoblasto dell'embrione, rilevabile da 8 a 11 giorni dopo la fecondazione. L'annidamento dell'embrione in utero avviene 7-8 giorni dopo la fecondazione ed è a questo punto che si trasforma da morula a blastocisti e inizia la produzione di HCG.
Attualmente è in corso fra gli studiosi un vivace dibattito su quale sia il meccanismo prevalente che porta a impedire la gravidanza. Le ipotesi più accreditate, per la "pillola del giorno dopo" e l'EllaOne, sono due: la prima è l'inibizione dell'ovulazione, la seconda è l'inibizione dell'annidamento attraverso una alterazione dell'endometrio. Come abbiamo già detto prima, se il rapporto sessuale e l'ingestione della pillola avvengono prima dell'ovulazione prevarrebbe l'effetto antiovulatorio e quindi sarebbe contraccettivo. Se presa dopo l'ovulazione l'effetto prevalente è antinidatorio e quindi sarebbe potenzialmente abortivo qualora sia avvenuto il concepimento. In ogni caso, per un principio di precauzione, è bene astenersi da tali pratiche sia da parte del medico che da parte della donna interessata. L'operatore sanitario non è infatti un semplice tecnico, ma l'etica ha da sempre segnato l'essenza di qualsiasi professione sanitaria, emblematico è il famoso Giuramento di Ippocrate.
Stiamo inoltre osservando che il confine fra contraccezione e aborto tende sempre più ad assottigliarsi. Una contraccezione che diventa sempre più abortiva e un aborto che diventa sempre più precoce attraverso la forma di una semplice pillola, gestita sempre più con modalità "fai da te" con pericolose conseguenze per la salute. Per tentare di obliterare gli ovvi problemi etici connessi a tali pratiche, alcuni ginecologi sostengono che la vita umana inizia con l'annidamento in utero, ritenendo in questo modo che tutte le azioni, nel periodo fra fecondazione e annidamento, circa 8 giorni, non provochino un aborto. In realtà ciò non corrisponde a verità in quanto la vita inizia con la fusione fra spermatozoo e cellula uovo, per dare origine a un corredo genetico completo e questo avviene con la fecondazione, quindi già una settimama prima dell'annidamento dell'embrione in utero.
Per quanto concerne la RU486, essa si rivela essere profondamente incompatibile con i principi ispiratori della Legge 194. Tale Legge prevede un periodo di tempo col limite di 90 giorni utile per una eventuale riflessione. La RU486 invece prevede un limite di soli 49 giorni, quasi la metà. La donna ha poco tempo per pensare, tutto viene fatto in fretta. Inoltre, laddove è stata usata, la donna veniva mandata a casa ad abortire nella solitutine, spesso assistendo, riconoscendolo, all'espulsione dell'embrione, mentre la Legge prevede che l'aborto debba avvenire in Ospedale. Si è poi notato un tasso di mortalità 10 volte superiore rispetto all'aborto chirurgico. I casi di morte connessi alla RU 486 sono stati, per ammissione della stessa casa fermaceutica produttrice, addirittura in numero di 29.
L'aborto è un dramma, per la donna, per la famiglia, la società, ed è la morte, prima di tutto, di un essere umano innocente. Le leggi, si sà, hanno anche una funzione pedagogico-educativa e la mentalità abortista si sta sempre più unendo alla mentalità eugenetica. Villocentesi, amniocentesi ed esami precoci in gravidanza, fatti ormai sempre più come routine, portano spesso ad interruzioni di gravidanza anche quando vi sia solo il sospetto di una probabile disabilità o imperfezione che colpisca il feto. Dall'altra parte coppie che desiderano adottare bambini sono sottoposte a un vero e proprio calvario. Perchè abortire quando è possibile l'adozione?
E allora cosa possiamo fare? Educazione sul territorio, come stiamo facendo questa sera ed offrire alle coppie in difficoltà una alternativa fattiva che sia sempre più non solo un gesto di doverosa solidarietà ma soprattutto una esperienza di vera e autentica fraternità.