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2° CONGRESSO NAZIONALE LEGACOOPSOCIALI
13/10/2009
Paola Menetti confermata all’unanimità presidente di Legacoopsociali
 
ROMA, 12 ottobre 2009 - 300 delegati provenienti da ogni regione e circa 100 invitati, rappresentanti delle istituzioni e di organizzazioni sociali ed economiche, hanno partecipato al 2° congresso nazionale di Legacoopsociali. La platea congressuale, dopo aver approvato il documento politico preparatorio sul quale si è svolto il dibattito nelle Assemblee regionali, e la relazione introduttiva della Presidente, ha confermato all’unanimità Paola Menetti alla Presidenza e Sergio D’Angelo alla Vicepresidenza di Legacoopsociali.
«A fronte dei profondi cambiamenti demografici e sociali, e degli effetti sempre più pesanti della crisi economica in atto, c’è bisogno di un grande investimento sociale sul welfare, per affrontare, prioritariamente, i temi della povertà, del lavoro e del sostegno alle famiglie - si dice nel documento approvato dal Congresso - La Cooperazione Sociale è pronta a fare la sua parte, sia rispetto alle politiche attive del lavoro che allo sviluppo di una adeguata offerta di servizi alle persone ed alle famiglie, e per questo propone, tra l’altro, una analisi della Legge 381/91, finalizzata anche al suo aggiornamento, un più adeguato assetto fiscale, a partire dall’esenzione Irap, e tempi di pagamento sostenibili da parte delle PP.AA».
Il congresso ha chiesto alle istituzioni ed alla politica di porre il welfare e le condizioni di vita delle persone al centro del dibattito e dell’agenda politica, e di aprirsi al confronto, in primo luogo con quella ampia platea di soggetti sociali impegnati sul terreno dei beni comuni, per porre concretamente mano, da subito, a quella “impresa comune” che è la costruzione del futuro del welfare italiano.
Di fronte a queste proposte è giunta l’apertura del ministro del welfare Maurizio Sacconi, intervenuto nella giornata di giovedì, che ha sottolineato la «necessità del dialogo e di un confronto sul modello di un nuovo welfare». A concludere l’assise congressuale è stato il presidente di Legacoop, Giuliano Poletti: «La cooperazione Sociale – ha evidenziato - è da sempre in prima linea in questo settore, ma il welfare è ormai ambito privilegiato di interesse e di iniziativa per la cooperazione Legacoop nel suo complesso».

Intervista a Paola Menetti, presidentessa Legacoop sociali:

Cooperazione sociale, Menetti: “Imprenditori, non solo fornitori di servizi”
Parla Paola Menetti la presidente di Legacoop sociali: “Pensare al futuro della cooperazione sociale vuol dire ripensare il rapporto con la Pubblica amministrazione e proporre servizi diretti a soddisfare i bisogni delle famiglie”
ROMA – “Siamo arrivati a questo congresso con un documento preparatorio che ha trovato un consenso larghissimo, i cui contenuti sono stati ripresi dalla mia relazione che pure è stata considerata condivisibile. Quindi il documento di chiusura non potrà che riprendere gli stessi contenuti”. Esprime soddisfazione la presidente di Legacoopsociali Paola Menetti, che Redattore sociale ha intervistato a metà della seconda giornata del Congresso nazionale dell’Associazione delle cooperative sociali, prima che l’assemblea mettesse ai voti il documento politico conclusivo, che verrà con tutta probabilità approvato.

Quali sono i punti fondamentali del documento politico?
I punti veramente fondamentali riguardano le modalità attraverso le quali la cooperazione sociale è in grado di giocare il proprio ruolo in termini più ampi, collocandosi in un sistema di relazione più largo e assumendo un ruolo di maggiore utilità sociale rispetto alle necessità che si enfatizzano in questa fase di crisi. Emerge dunque l’esigenza di un impianto prospetticamente più netto, che pensi di più al futuro. È qui il cuore della cosa: pensare al futuro vuol dire andare oltre quello che siamo stati finora e che, nel caso della cooperazione sociale, riguarda soprattutto il rapporto con la Pubblica amministrazione e le esternalizzazioni dei servizi. Pensare al futuro vuol dire invece proporsi come soggetto imprenditoriale autonomo, capace di pensare e proporre servizi diretti a soddisfare i bisogni di cittadini e famiglie, pur continuando a mantenere l’assoluta rilevanza del rapporto con le Pubbliche amministrazioni.

Ci sono altri punti che ritenete fondamentali?
C’è il tema dell’ampliamento degli ambiti di attività. Per quanto riguarda l’inserimento lavorativo abbiamo sottolineato l’esigenza di allargare la platea delle tipologie di svantaggio per le quali la cooperazione può operare, mettendo in luce come le tipologie indicate dalla legge 381 del 91 appaiano oggi non più in grado di descrivere la platea dei soggetti che davvero si possono definire deboli sul mercato del lavoro. Per quanto riguarda invece la cooperazione di tipo A, cioè quella che offre servizi alle persone, accanto alle nuove modalità di costruzione della propria posizione sul mercato, emerge la necessità di sviluppare un’offerta che nasca dalla domanda delle famiglie, sottolineando come per noi questo vuol dire lavorare affincheé in questo Paese si costruisca un’importante domanda aggregata. Perché quando si parla di famiglie, non si parli più della singola famiglia isolata che non ha altra possibilità che la badante, ma si parli di mettere a frutto l’esperienza, che è uno dei tratti identitari della cooperazione: esiste una capacità e un know how non solo nell’organizzazione dell’offerta, ma anche dell’utenza.

Quali sono le principali tipologie di servizio a cui pensate?
Per la cooperazione di tipo A abbiamo particolarmente sottolineato l’ambito sanitario: non solo perché esistono già competenze, ma anche perché riteniamo necessario costruire un sistema di servizi orientato al futuro, nel senso di entrare fino in fondo nell’idea di riorganizzare il sistema esistente. Vuol dire dunque costruire davvero una rete di servizi fondata sull’integrazione tra sociale e sanitario, dando finalmente respiro a una sanità di territorio che non coincida soltanto con l’ospedale.

Un’esigenza in linea con quanto detto ieri dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
Credo che il ministro abbia molto apprezzato questo punto. Nel documento, nel mio intervento e anche nel dibattito che ne è seguito si sono riverberate quelle questioni sulle quali noi abbiamo valutato positivamente molte posizioni emerse nel Libro verde e nel Libro bianco. Sottolineando però fortemente che noi non possiamo limitarci a descrivere una visione: questo paese ha bisogno di costruire un futuro del welfare e quindi serve da subito passare dalle parole agli atti, cosa che al momento sta mancando.

Intervista al Ministro del Wellfar Maurizio Sacconi:


POVERTÀ: SACCONI, SARÀ AMPLIATA SOCIAL CARD


ROMA, 8 OTT - Sarà ampliata la platea che potrà usufruire della carta acquisti, la social card. Lo ha annunciato Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, al congresso nazionale della Legacoop sociali, precisando che l'estensione di questo strumento pensato contro la povertà assoluta prevederà anche un nuovo «flusso di donatori, anche privati». Il ministro intende anche coinvolgere, «come già in parte è accaduto, regioni e municipalità. La carta acquisti - ha proseguito Sacconi - è un canale di comunicazione tra istituzioni, donatori e platea che si trova nella povertà assoluta. È uno strumento da ampliare e stiamo lavorando per questo». Successivamente, alla domanda se si prevedesse anche un aumento della cifra della card che al momento è di 40 euro al mese, Sacconi ha risposto che questo è «da vedere. Comunque abbiamo ancora fondi accantonati. Ma ciò che ci interessa - ha proseguito - è allargare la platea, mobilitare altri soggetti, donatori e mediatori sociali, anche parte del terzo settore che vive in prossimità dei più poveri».

L'ampliamento della social card, per Sacconi, è anche un aiuto a quegli italiani che, come ha denunciato oggi il Banco Alimentare, soffrono la fame perchè indigenti. Verso la social card - ha aggiunto il ministro - non devono esserci «pregiudiziali. È stato un successo. Per la prima volta si è individuata una platea ed un canale» per rispondere al disagio della povertà. Il nostro paese - ha osservato ancora - «non ha avuto e non ha strumenti contro la povertà assoluta. Non è facile individuare la platea di chi ha bisogno, del resto l'Istat ci dice solo quanti sono non dove sono». Ed infine: «Nessuno - ha concluso Sacconi - abbia la puzza sotto il naso per 40 euro al mese».

Il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato inoltre che la normativa sull'inserimento lavoratori dei portatori di handicap (la legge 68) ha bisogno di aggiustamenti. Sacconi ha reso noto che il prossimo 20 ottobre incontrerà le organizzazioni del settore affinchè possa essere avviato un tavolo che «senza ideologia» possa trovare «un modo effettivo per includere chi è portato all'esclusione.

Bisogna pensare - ha precisato - a forme pragmatiche. Bisogna tentare nuove vie, anche reversibili, per includere». Il ricorso al voucher può essere uno strumento, utilizzabile - ha precisato - per «l'inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati. Per dare struttura a forme di lavoro che ora sono destrutturate o sommerse».



Intervista all'onorevole Pier Luigi Bersani:


BERLUSCONI: BERSANI, NO A PICCONATE ALLA CONVIVENZA CIVILE


ROMA, 8 OTT - No alle «picconate alle mura portanti della nostra convivenza civile. Bisogna richiamare tutti, l'opinione pubblica, ad un presidio fondamentale della nostra Costituzione» e con essa alla Corte costituzionale, al Parlamento, al presidente della Repubblica«.

Lo ha detto Pier Luigi Bersani candidato alla segretaria del Pd, intervenendo al congresso nazionale della Legacoopsociali, aderente alla Legacooperative. »Noi - ha proseguito - non abbiamo altro che far garantire il rispetto di questi presidi della convivenza. Siamo in mezzo ad una questione democratica acuta«. Bersani, richiamando la necessità »di resistere alla deriva«, ha sottolineato che non si può »andare sotto l'asticella della legalità, bisogna tenere alti gli standard della legalità «.

Il candidato alla segreteria del Pd ha poi sottolineato che mentre si attacca Napolitano e la Consulta «si sta via via esaurendo il parlamento e in un anno ci sono stati 25 voti di fiducia e 35 decreti.

Questo sta diventando un problema serissimo». «Abbiamo fatto un'invocazione - ha aggiunto Bersani - per avere una vera manovra perchè le risorse che ci sono vengano messe dove vanno messe e ci sia uno stimolo per l'economia. Ma il fatto che questo non avvenga aggrava la situazione, anzi crea un indebolimento.

È un problema serio - ha aggiunto - bisogna metterci un argine».

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