27/02/2009
(alicenonlosa.it del 27/02/2009)
La vicenda dell'ex movimento Civiltà Parmigiana, che vede contrapposte diverse fazioni interne assomiglia alla trama del film "Il Gladiatore", vincitore di ben 4 Premi Oscar nel 2001.
Il Generale Massimo Decimo Remidio, Comandante delle truppe romane nel nord Europa, dopo aver sconfitto gli eserciti del nord in Britannia, viene designato dall'Imperatore di Roma, Marco Aurelio, suo successore. Il figlio dell'Imperatore, Commodo, che punta anche lui alla successione, uccide il padre e fa eliminare, dai suoi pretoriani, il Generale Massimo.
Massimo Decimo Remidio non è morto. E' diventato schiavo in Africa e, dopo essere stato venduto ad un mercante, diventa gladiatore. Rientra a Roma e viene tenuto segregato con i suoi compagni nelle prigioni sotto il Colosseo.
Nell'arena del Colosseo vince tutti i combattimenti, tanto da diventare beniamino del pubblico di Roma che assiste ai sanguinosi spettacoli. Ispanico! Ispanico! grida la folla assetata di sangue.
Commodo, divenuto Imperatore di Roma, mal sopporta il dover condividere, con un gladiatore, la popolarità. Chiede di incontrare e conoscere l'eroico combattente.
Il Generale Massimo si presenta, togliendosi l'elmo, giurando all'Imperatore Commodo di volersi vendicare per lo sterminio della propria famiglia e di volersi prendere la vita, di colui che l'ha fatta sterminare, un tempo suo amico.
Nel rientrare nelle prigioni, tra la folla delirante, incontra un soldato che ha combattuto in Britannia, fedele al Generale Massimo. " Generale! Generale ! le tue truppe sono accampate ad Ostia. Aspettano i tuoi ordini! Siamo rimasti fedeli!"
L'ennesimo tradimento fa saltare il piano per liberare il Generale Massimo perchè potesse raggiungere i suoi soldati.
L'Imperatore Commodo sfida, allora, il Generale Massimo in un combattimento nell'arena del Colosseo, dopo averlo ferito gravemente. Nel combattimento Commodo viene ucciso. Muore (sembra) anche il Generale non prima di aver dato ordine di liberare Roma dai seguaci dell'Imperatore e di lasciare il governo dell' Impero nelle mani del Senato.
Lucilla, figlia di Marco Aurelio e sorella di Commodo, annuncia che a Massimo Decimo Remidio, di cui un tempo a nutrito affetto, gli verranno riservati gli onori e il rispetto di un grande Generale che ha servito Roma.
Se sostituiamo i protagonisti principali del film ai personaggi dell'ex movimento civico, viene fuori che : Imperatore Marco Aurelio (Fondatore del Movimento), Generale Massimo (Elvio Ubaldi), Commodo (Pietro Vignali), Lucilla (Maria Teresa Guarneri), Pretoriano (Francesco Manfredi) , Soldato fedele - che pare abbia le truppe rimaste fedeli al Generale Massimo accampate dalle parti di Antognano (Roberto Lisi), Mercante che rende schiavo l'Ispanico (Luigi Villani), Speaker che annuncia i giochi nell'arena, devoto all'Imperatore Commodo (Claudio Bigliardi).
Nerone
PS: Sembra che il Generale Massimo sia vivo (ha sette vite come i gatti). E' in lavorazione "Il Gladiatore II". Massimo Decimo Remidio farà ancora parlare di lui.
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"Si chiamano civici ma sono gli scendiletto della destra"
(alicenonlosa.it del 19/02/2009)
Ubaldi li aveva diffidati perché cessassero dall’utilizzare il brand che, sostiene, è solo suo.
Allora, cambiato, si fa per dire, il nome - non più Civiltà parmigiana ma Civiltà per Parma – e scomparso il campanone - lasciando tuttavia sopravvivere, a mo’ di richiamo, un improbabile batacchio – ecco fatto il nuovo movimento civico.
A dispetto di Elvio, che già minaccia azioni legali contro chi “scimmiotta”.
Con la benedizione del sindaco, completamente emancipato dalla tutela del suo illustre predecessore, con l’adesione, pressoché compatta, di assessori e consiglieri comunali “civici”, con quella, stupefacente, di talune new entry in Giunta e, perché no, dei “riformisti”, i quali chissà se avranno finalmente scovato un loro definitivo approdo, si è così definitivamente consumata la rivolta degli ingrati colonnelli contro il loro Pigmalione, lasciato quasi solo ad osservarli mentre “passano il deserto” per avviarsi a diventare ancora di più uno sciupato scendiletto della destra con la quale s’illudono di governare la città.