INTERVISTA – Lavagetto: “Il consenso di Pizzarotti dipende da quanto il Pd decide di farsi cannibalizzare”

Intervista a Giampaolo Lavagetto, profondo conoscitore della politica locale, già assessore ai servizi educativi del Comune di Parma nella giunta Ubaldi.

Un recente studio di “Cittadinanza Attiva” attesta che le rette degli asili nido del Comune di Parma sono tra le più basse in Emilia Romagna, sotto la media nazionale (leggi), mentre i servizi erogati sono ai vertici nazionali della classifica del Sole 24, davanti a quelli tanto rinomati di Reggio Emilia. Quale percentuale di tutto ciò pensi sia merito tuo?

Le basi di questo successo vengono da una tradizione di qualità del servizio, sia nel pubblico che nel privato, da sempre molto radicata a Parma. Il nostro merito, grazie al lavoro straordinario del personale dei servizi, fu quello di avere il coraggio di abbattere quel muro ideologico che impediva di trasformare queste ricchezza nascosta in un moderno ed efficiente sistema integrato pubblico\privato. Perché se è vero che oggi Parmainfanzia è considerata un patrimonio della città e pietra miliare nel settore del welfare di quello che ora è una condivisa strategia di sinergia pubblico, 15 anni fa, quando la creammo, il clima culturale\politico era assai diverso. Ricordo che all’epoca da un vasto blocco politico\sociale venimmo visti come i barbari che mischiavano il diavolo con l’acqua santa, coloro che si apprestavano a distruggere trentanni di storia del servizio educativo di Parma. Un muro di ostilità anche nelle Istituzioni: ho ancora ben presente come venivamo accolti quando andavamo agli incontri in Provincia e in Regione. Ultimo in odine di tempo lo stesso Pizzarotti che all’epoca della campagna elettorale del suo primo mandato si proponeva di smantellarla; pur non rinunciando a pasticciarci un po’ in un rigurgito ideologico con l’inutile e oneroso cambio dell’assetto societario, alla fine anch’egli si è convinto che quando si amministra la cosa pubblica l’ideologia, alla fine, deve lasciare il posto al buon senso.

La nostra innovazione, quindi, ha non solo permesso di abbattere i costi di gestione mantenendo alti livelli di qualità, ma ha permesso di ampliare l’offerta alle famiglie. Un successo per il quale nel 2008 il Governo Italiano, attraverso la Presidenza del Consiglio, ci nominò capofila di un progetto nazionale di rivisitazione delle normative nel campo dei servizi alla prima infanzia.

Tuttavia oggi anche questo modello rischia di entrare in crisi, perché se è vero che le rette sono diventate tra le più basse, quelle delle mense applicate dal Comune di Parma, sono tra le più alte, facendo quindi emergere anche da noi l’insostenibilità per molte famiglie del costo del servizio. Oggi, quindi, ci vorrebbe una nuova rivoluzionaria innovazione nel settore dei servizi per l’infanzia e del welfare in generale. Parma ha tutti gli ingredienti per realizzarla: aspettiamo chi sappia dimostrare la stessa capacità intuitiva e lo stesso coraggio di quindici anni fa

Ultimamente hai alzato molto la tua vis polemica nei confronti del sindaco Pizzarotti (leggi), che al ballottaggio dell’anno scorso hai sostenuto. Una via di mezzo no?

Ritengo che la vittoria dei 5 stelle a Parma nel 2012 sia stata una necessaria sorpresa per la città. Il clima che si era creato, a torto o a ragione, imponeva bisognasse voltare pagina.

Il Pizzarotti I, quindi, ha goduto di una benevolenza, talvolta meritata e talvolta frutto di leggende metropolitane, che ha influenzato il giudizio sul suo operato. Se fossimo a scuola potremmo dire che si è meritato un 6 politico (per i più giovani era quando negli anni 70 si dava a tutti la sufficienza minima garantita).

Dal Pizzarotti bis, anche per il suo impegno preso in campagna elettorale, ci si aspettava una svolta necessaria, con un Sindaco a tempo pieno, concentrato su tanti problemi della città, soprattutto con una chiara visone strategica per il futuro. Invece, a meno di sei mesi dalla vittoria al ballottaggio, una vittoria tutta di segno politico nata sul voto alternativo al candidato di centro sinistra, ci ritroviamo un Sindaco part time, che si fa un suo partito nazionale con il quale proporsi come leader alternativo all’attuale Governo nazionale. Non voglio arrivare a dire che consciamente usi il suo ruolo di Primo Cittadino per la sua carriera politica, ma è palese che oggi la testa del Sindaco di Parma in buona parte è concentrata sulle prossime elezioni, europee, regionali e addirittura di altri Comuni, vedi ultima uscita su Roma, sottraendolo dai gravi problemi che oggi ha la città.

Inoltre, davanti a palesi proprie mancanze amministrative, dopo sei anni di governo monocolore, ci rifila che le colpe sono di chi amministrava la città nel 2006! Se proprio vogliamo fare un confronto con il passato, ricordo che Ubaldi mai si permise di mischiare il suo ruolo di Sindaco con la sua personale carriera politica personale. Solo una volta spogliatosi di tale ruolo, si cimentò nell’agone della politica nazionale, privo di cotanto paracadute.

Quindi, Pizzarotti torni a fare il Sindaco a tempo pieno, magari aprendosi al dialogo e confronto con la città e vedrà che c’è tanta gente pronta a dare il proprio contributo per fare uscire Parma da questa difficile situazione.

Quanto può valere elettoralmente Italia in Comune alle regionali, alleata del Pd?

Quanto il PD deciderà di farsi cannibalizzare. In modo intelligente, Pizzarotti ha capito che nel centrosinistra si è creato un vuoto che solo in parte il M5S è riuscito a colmare. Soprattutto il PD, invece che riprenderselo, sembra fare di tutto per lasciarlo vuoto, sperando che a colmarlo ci pensino altri. Inoltre ha dalla sua parte ancora quasi quattro anni da Sindaco monocolore, che gli permettono, in una periodo in cui la politica brucia i leader ad una velocità incredibile, di scommettere sul fallimento dei “populisti”.

Elezioni regionali: il 2019 è l’anno buono per il centrodestra, dopo quarant’anni di sconfitte in Emilia Romagna?

Ritengo che dopo 50 anni ininterrotti di governo monocolore o quasi, un cambio alla guida di un’importante istituzione come la Regione sia francamente salutare per il territorio. Tuttavia, come ho già detto, la politica di oggi permette di fare previsioni solo a breve termine, quindi basarsi sui sondaggi di oggi per ciò che accadrà fra un anno per le regionali potrebbe rivelarsi un errore fatale. Ritenendo, però, che, pur per motivi diversi, Lega e 5 Stelle non possano permettersi un ritorno di fiamma del PD, non ci vedrei nulla di strano se trovassero una sinergia per togliere all’attuale centrosinistra il governo delle ultime due roccaforti regionali, Emilia-Romagna e Toscana. Anzi, direi che dimostrerebbero una buona dose di realpolitik.

Salvini oggi sta volando nei sondaggi. Quali insidie vedi per lui o, viceversa, ha una strada spianata davanti?

Come hai scritto tu (leggi), oggi Salvini vince a mani basse. Se si analizza il suo agire e quello degli altri, si capisce quale sia il suo asso nella manica. La Lega di Salvini è l’unico partito\movimento cha ha un progetto politico, diversamente dagli altri che vivono alla giornata o che hanno come unico scopo quello di sopravvivere. Partendo da lontano, nel suo ruolo di Parlamentare europeo, ha capito il vento di crisi che stava per investire l’attuale Unione europea, ne ha colto i motivi, ne ha studiato le debolezze ed i punti d forza elaborando un progetto per prendere le redini del cambiamento: alla prima occasione lo ha messo in pratica.
Ogni scelta e azione, dall’alleanza con un movimento euroscettico ma ancora acerbo, alla casella del Ministero dell’Interno, fino allo scontro a muso duro con la UE, passando per uno stile comunicativo diretto e come direbbe qualcuno, populista, tutto è studiato e finalizzato a quell’obiettivo. Potrà essere condivisibile o meno, ma quando un partito ha un obiettivo molto ambizioso e le idee chiare per raggiungerlo, chi intorno resta fermo o tentennante ha già perso.

Sei troppo attivo su Facebook per non avere in testa qualcosa: qual è il futuro di Giampaolo Lavagetto in politica?

Ammetto che per chi come me era abituato alla politica della stretta di mano, del contatto diretto con le persone, passare al post su FB è stato molto faticoso e inizialmente oserei dire surreale, ma, vista anche la difficoltà nel comunicare attraverso i mass media tradizionali, ho fatto di necessità virtù. Ovviamente la capacità di Salvini e Di Maio nell’usare questo strumento è ineguagliabile ma ci si prova.

Tuttavia con il “mi piace” virtuale si fa poca strada, quindi sarà necessario e io dico auspicabile, incontrare le persone in carne ed ossa, confrontarsi sui progetti, elaborare insieme proposte, perché soli si fa poca strada. Come ho detto prima, però, in politica ha un senso muoversi se si ha un progetto da realizzare, l’ambizione che con esso si possa cambiare in meglio la qualità di vita nel tuo territorio e la determinazione ed il coraggio di portarlo avanti fino in fondo… io mi sono mosso.

Andrea Marsiletti