Minniti segretario del Pd? Impossibile, non ne azzeccano una (di Andrea Marsiletti)

In questi giorni si legge sui giornali che potrebbe diventare realtà la candidatura di Marco Minniti a segretario nazionale del Pd.

La notizia, a mio avviso, è destituita di ogni fondamento, perchè rappresenterebbe un fatto troppo positivo per questo partito e, statene certi, non lo faranno mai passare. Figuriamoci se i dirigenti del Pd si mettono a scegliere una persona competente, intelligente, pragmatica, credibile, che più di qualunque altro (a oggi, molto più di Salvini, tanto per intenderci) ha gestito e, quantomeno sui grandi numeri, risolto il problema dell’immigrazione incontrollata verso l’Italia, un uomo di sinistra vero, lontano dal buonismo dolciastro, dalle retoriche arcobaleno, dai salotti terzomondisti, dal “sì, ma anche”, dalla mediocrità, dall’indifferenza per le famiglie in difficoltà che ha contraddistinto gli ultimi anni del Pd, probabilmente tutta la sua storia.

Ne è la prova che subito la componente vicina a Orfini sembra indisponibile ad appoggiare l’ex responsabile del Viminale e potrebbe presentare un proprio nome. A pesare, riferiscono fonti parlamentari dem, è la distanza emersa nello scorso governo sul tema dell’immigrazione. Il solo stare a discutere, trattare e considerare il mancato appoggio di Orfini come un problema e non come una medaglia da mettersi sulla giacca riconosciuta tale dalla totalità degli italiani fa capire quanto questo partito sia fuori dalla realtà e soffocato dalla sua autoreferenzialità.

Il vero problema della candidatura di Minniti è che, quantomeno sui giornali, essa appare proposta da Matteo Renzi, che arriva all’ex ministro degli Interni dopo aver dovuto accettare l’indisponibilità di Graziano Delrio. Anche questo la dice lunga sulla confusione renziana, che prima prova a candidare il predicatore dell’accoglienza senza limiti, poi ripiega su chi quell’impostazione ha bloccato.

Diciamocelo chiaramente, non è che con Minniti gli italiani torneranno a votare in massa il Pd, ma quantomeno guarderanno a questo partito con maggiore rispetto, senza per forza ridere o bestemmiare. Oggi come oggi Minniti non avrebbe scampo contro Salvini e Di Maio, ma se i conti dello Stato iniziassero davvero a non tornare, a mancare i soldi per pagare tutte le promesse del Governo, lo spread ad andare alle stelle, i tassi di interesse dei mutui degli italiani a schizzare impazziti, i redditi di cittadinanza a ingrassare le tasche dei lavoratori in nero, qualche mensilità delle pensioni a non essere liquidata… beh, in quel caso il Pd guidato da Minniti potrebbe tornare a giocarsela.

Ma, tranquilli, piuttosto che azzeccare una mossa, quelli si tagliano una mano.

Se loro iniziassero a vendere candele il sole non tramonterebbe mai.

Andrea Marsiletti