Guardamagna (M5S): “La mancanza di democrazia del M5S secondo Pizzarotti… da ammazzarsi di risate!”

Dopo aver letto le recenti esternazioni del sindaco Pizzarotti (LEGGI) sul metodo gerarchico e “franchista” con cui verrebbe gestito il dissenso – e a questo punto anche il consenso? – nel M5S, verrebbe da dire IO C’ERO…

Senza entrare nella disamina della questione Casalino, Le ricordo, sig. Sindaco, che nella primavera del 2014 alcuni attivisti di Parma in Movimento (PIM), che chiedevano a Lei e al consiglio comunale di essere aggiornati sulle attività amministrative e di spiegare le deviazioni rispetto al programma che avevate sottoscritto con loro, vennero dapprima isolati, dopo che alcuni suoi fedelissimi, fra cui spiccava Marco Bosi, inscenarono una sorta di processo durante una riunione che si tenne al circolo Grazia Deledda in via Baganzola, a Parma, alla quale Lei non partecipò. C’erano in compenso sua moglie, Marco Vagnozzi, Fabrizio Savani, Luca Rizzelli e altri consiglieri, oltre a Bosi, che ricorderanno l’accaduto.

Poi, grazie a “testimoni chiave”, si avviò un “procedimento” interno. Uno dei testimoni di spicco accusò anche il sottoscritto, quando me ne ero ormai andato dalla mala bolgia orwelliana dopo due ore di discussione sul nulla, di averla screditata perché a suo dire sarei andato “in giro” (dove non si seppe mai) a raccontare che Lei “riceveva favori da Enia”, ente che dal 2010, ben prima della sua elezione a sindaco, non esisteva neppure più… Tralasciamo. La cosa curiosa, se

vuole, è che due anni più tardi Lei fece da testimonial alla campagna elettorale di questo “signore” a Sala Baganza.

Degli attivisti accusati – preciso che io non facevo parte del numero fortunato nonostante le frasi prive di fondamento che mi erano state attribuite, perché alla riunione successiva, assente ancora Lei e questa volta anche il teste, dimostrai che si trattava di idiozie – fu chiesta l’espulsione.

A questo punto gli accusati se ne andarono volontariamente dall’associazione Parma In Movimento, seguiti per solidarietà da altri 11 che non accettavano i metodi anti-democratici che si volevano spacciare per “imparzialità di giudizio”. Fra quegli 11 vi era il sottoscritto, e il presidente di PIM – la cui gestione all’epoca stava passando da Andrea D’Alessandro a Paolo Conforto, tutte persone che facevano capo a Lei – ci espulse tutti con un email di 1 riga dal meetup locale del M5S, che con l’associazione non aveva nulla a che vedere! Cristian Palmas, Claudio Cerchiaro, Barbara Miele, Patrick Pomelli, Alberto Lucchini, Antonella Bertolotti, Nicola Palmia, etc… se li ricorda o serve che aggiunga altro?

Sia chiaro, non mi dispiace non far parte di suoi gruppi, anzi! Ma rimane il fatto che Lei senza contradditorio serio e basandosi esclusivamente su testimonianze farlocche e per sentito dire ha gestito il dissenso interno – di coloro che le chiedevano solo chiarimenti e di rispettare le linee guida del M5S come il programma stabiliva e vi eravate impegnati a fare – in modo analogo a quello che attribuisce al M5S.

Quindi delle due una: o Lei ha imparato bene il metodo “Casalin-Casaleggio”, quindi non dovrebbe lamentarsi, oppure di cosa sta parlando?

Alessandro Guardamagna