Il gruppo del Pd di Parma è colpevole di “delitto contro i cadaveri” (di Andrea Marsiletti)

Ieri Pizzarotti ha dichiarato che il Pd cittadino è morto (leggi).

Il sindaco scopre l’acqua calda: la data del decesso risale al 25 giugno 2017, quando, dopo aver sbagliato tutto lo sbagliabile, giunse a compimento il suicidio di questo partito alle elezioni comunali (leggi “Centrosinistra di Parma: tutte le mosse di un suicidio perfetto”). Da quel giorno il Pd è di fatto sparito dai radar.

Lunedì il suo gruppo consiliare è riapparso per infierire sulla reputazione del partito criticando in Commissione il ruolo dei privati all’interno del Comitato di Parma Capitale della Cultura 2020, ovvero la gestione dei soldi donati dalle aziende che vedrà in prima fila gli stessi erogatori, in particolare l’associazione “Parma io ci sto” e l’UPI. La si giri come la si vuole, nella sostanza sono finiti sul banco degli imputati gli industriali che, volontariamente, stanno mettendoci la faccia e finanziando a fondo perduto i progetti dell’attesa kermesse culturale. Nulla di nuovo, considerato che anche nel mandato precedente il gruppo Pd si era distinto per pregiudizio nei confronti del rapporto pubblico-privato, differenziandosi dall’impostazione viceversa collaborativa di numerose amministrazioni di centrosinistra della provincia.

E pensare che in questi anni i migliori risultati per la città sono arrivati grazie alla positiva collaborazione tra il pubblico e il privato. Cito le vittorie di “Parma Città Unesco della Gastronomia” e di “Parma Capitale della Cultura 2020”, la valorizzazione del patrimonio artistico e universitario della città, l’organizzazione di prestigiosi eventi e mostre, le gestioni delle Fiere di Parma e di alcuni servizi pubblici (nei quali il ruolo del privato è stato riconosciuto anche dalla Cgil –leggi-), financo il rilancio del Parma Calcio, sprofondato in serie D e in mano a personaggi come Manenti, rilanciato dall’immagine e dalla liquidità di alcuni importanti industriali parmensi.

Quello del gruppo Pd è il classico boomerang politico, l’ennesimo. Non possono essere definite altrimenti queste diatribe che mandano un messaggio bruttissimo e disincentivante a chi oggi sta investendo o potrebbe farlo nel futuro. Ciò significa azzoppare Parma, essere dei masochisti e, se come nella fattispecie si è già morti, prendere a calci il cadavere.

Già, il gruppo consiliare del Pd è colpevole del reato di “violazione di sepolcro e delitto contro i cadaveri”.

Per la giurisprudenza i delitti contro la pietà dei defunti rappresentano un comportamento spregevole, “considerato tale fin dall’antichità anche dagli esseri più insensibili e malvagi”. L’articolo art. 410 del Codice Penale parla chiaro: “Chiunque commette atti di vilipendio sopra un cadavere o sulle sue ceneri è punito con la reclusione da uno a tre anni”.  Nel caso del Pd di Parma ci sono la recidiva, la serialità e un tale livello di autolesionismo che potrebbero configurare l’aggravante della pena.

Davvero faccio fatica a capire quale raptus passi per la testa dei consiglieri Pd quanto elaborano pensieri di tale efferatezza. Viene perfino il dubbio che si rendano conto dei loro gesti. Come quei quattro uomini immortalati nella foto che li ritraeva nel cimitero di Melilli mentre facevano una grigliata tra i loculi.

Follia.

Follia macabra.

Follia suicida.

Andrea Marsiletti