Salvini = Orban = anti-immigrazione = fascismo… mah! (di Andrea Marsiletti)

Qualche giorno fa la sinistra italiana è scesa in piazza a Milano per esternare la propria indignazione per l’incontro tra Salvini e il presidente ungherese Orban, ovvero colui che ha militarizzato ed eretto muri lungo i confini del suo Paese per impedire l’arrivo dei profughi della rotta balcanica.

Per loro chi è contro l’immigrazione non regolamentata è fascista, quando non nazista. Per Salvini si sprecano gli epiteti, le invocazioni a Piazzale Loreto e le raffigurazioni con la svastica di Hitler impressa sulla fronte o sul giubbotto delle SS.

Ma siamo proprio sicuri l’equazione anti-immigrazione = fascismo sia giusta?

La storia non pare dimostri questa tesi. La chiusura ermetica e militare dei confini nazionali (tanto in ingresso quanto in uscita) è stata sempre uno degli elementi più ricorrenti e caratterizzanti le esperienze dei Paesi del socialismo reale. Ieri come oggi, era sconsigliabile varcare, non autorizzati, il muro di Berlino, la Cortina di Ferro, i confini dell’Urss, della Cina di Mao, dell’Albania di Enver Hoxha, del Vietnam, di Cuba e della Corea del Nord… dopo il primo “alt” intimato dalla polizia partiva un colpo di pistola, non a salve, e non in cielo. Probabilmente sparavano senza neppure la formalità del gesto dell’alt. Ancora oggi per entrare in Cina occorre il visto rilasciato dallo Stato, senza il quale si può effettuare uno scalo ma non si può tassativamente uscire dall’aeroporto. Introdursi in Cina senza regolare permesso non è prudente… vorrei dire che è temerario.

E non è neanche vero che tutti quelli che condividono le posizioni di Orban sui flussi siano fascisti. Il Partito Operaio Ungherese (il Magyar Munkáspárt) ha sostenuto le politiche col pugno di ferro di Orban sull’immigrazione. “L’introduzione di massa dei migranti è una minaccia economica, sociale e culturale. Umanamente vogliamo una vita migliore per i migranti in fuga, ma l’aiuto non è abbracciarli nelle nostre case, sarà una tragedia” ha dichiarato Gyula Thurmer, leader dei comunisti ungheresi. Del resto il loro programma parla chiaro: l’emergenza immigrazione è causata dall’imperialismo militar-finanziario in seno alla globalizzazione praticato, in particolare, dagli USA e dall’UE. La soluzione non è l’accoglienza che genera un esercito industriale di riserva e di disperati utile solo a essere sfruttato dal Capitale e ricattare i lavoratori autoctoni, ma investire in Africa ed in Medio Oriente costruendo industrie, fabbriche e manodopera.

Se Salvini è fascista perchè fa le stesse politiche di Orban, se proviamo a seguire la logica della sinistra italiana, allora anche i comunisti ungheresi dovrebbero essere fascisti. Ma così non è, perchè il Munkaspart è rosso, ma rosso per davvero, non fucsia come qui da noi, erede del Partito Comunista d’Ungheria che nel 1956 stava con i carri armati dell’Urss che hanno piegato la rivolta ungherese contro il socialismo e contro i sovietici, dove aver sconfitto un decennio prima il nazi-fascismo.

Ridurre il dibattito politico al solo tema dell’immigrazione, accreditare Salvini come l’unico che contrasta quella incontrollata e bollarlo ogni giorno come fascista perchè fa, in versione soft, quello che hanno fatto e fanno tutti i governi comunisti, non mi paiono tanto una scarsa conoscenza della storia, ma un errore politico clamoroso, gli attacchi che la Lega pagherebbe per ricevere, un regalo enorme, l’ennesimo. Vuol dire spianare la strada a Salvini. Vuol dire autodistruggersi.

Del resto, se siamo arrivati a questo punto, c’è da pensare che ne abbiano azzeccate davvero poche.

Andrea Marsiletti