Il M5S di Parma risponde all’ANPI: “Fate politica di parte. Parlate di un mondo che non c’è più”

Le ultime dichiarazioni dell’ANPI di Parma, apparse ieri sui quotidiani locali, provengono da un glorioso mondo lontano, che ora non c’è più, non solo perché le istanze sociali attuali sono decisamente diverse da quelle in cui l’Italia si trova attualmente (guerra/pace), ma anche perché gli eredi dei partiti che avevano contribuito alla vittoria sul fascismo, che si erano uniti in una lotta comune nel CLN, e che avevano di comune accordo dato vita alla nostra straordinaria e democratica Costituzione Repubblicana, hanno abbandonato da tempo i loro valori, dimenticando la matrice socialista/liberale/cattolico-democratica da cui erano nati.

Quando gli esponenti dell’ANPI, emuli della ex senatrice Albertina Soliani (PD), affermano di voler “lasciar sguazzare nel fango il ministro Fontana insieme alla sua ideologia”, criticano legittimamente un’affermazione. Quel che invece non ci pare affatto legittimo è quando la critica a una presa di posizione di un esponente a titolo personale si trasforma in un attacco dell’intera associazione al governo nel suo complesso. Le affermazioni del ministro Fontana, certamente criticabili, non possono essere oggetto di valutazione del governo nel suo insieme, in quanto le parole di Fontana sono state immediatamente stoppate sia da Salvini che dal premier Conte, con una dichiarazione chiarissima e netta: la modifica della legge Mancino non è nel programma e il governo non intende minimamente mettervi mano, in quanto l’impegno centrale dell’attuale esecutivo sono, usando le parole di Conte, “il rilancio dell’occupazione e riforme strutturali che consentano la crescita economica e lo sviluppo sociale del Paese”. Proprio obiettivi da fascisti.

Eppure incredibilmente, l’Anpi scrive: “Un governo che ogni giorno di più sembra più interessato a cancellare le conquiste di civiltà che anche voi avevate contributo ad ottenere, piuttosto che risolvere i veri problemi del Paese: la sicurezza, il lavoro, la scuola, la cultura, il futuro per i nostri giovani, la pace”. Eppure questo governo, attraverso il Decreto Dignità (che, come ha detto il ministro Di Maio è solo “un primo passo”), la ricerca di maggiore sicurezza attraverso una gestione controllata e condivisa dell’immigrazione, e l’attenzione per le vertenze sindacali più delicate, a tutela dei lavoratori molto più che delle grandi corporations, per la prima volta dopo decenni ha introdotto misure intese a ripristinare quei diritti alla protezione, al lavoro, alla giustizia sociale che è stato proprio il partito della signora Soliani ad avere smantellato (e non dimentichiamoci della Buona Scuola renziana, che per fortuna il governo ha cominciato a mettere in soffitta). Ce ne vuole di faccia tosta per fare simili affermazioni!

Ciò che fa più riflettere è proprio questo: come mai gli esponenti dell’Anpi da tempo non si limitano a criticare questa o quella dichiarazione di un politico o un ministro gialloverde, se la ritengono in contrasto con i valori dell’antifascismo, ma danno un giudizio negativo in toto sul governo, che pure non ha finora messo in campo né intende farlo (basta leggere il programma) alcuna misura contraria allo spirito resistenziale? Come mai l’Anpi si accoda alla schiera quei faziosi commentatori che vogliono tramutare alcuni casi sporadici di razzismo (che certamente il M5S condanna in toto) in emergenza nazionale?

La risposta è piuttosto facile. Nonostante l’antifascismo sia patrimonio di tutti i democratici, l’Anpi da tempo ne ha monopolizzato l’espressione, tentando di farlo diventare esclusiva di una precisa parte politica (quella del Pci e dei suoi eredi e stampelle), cui continua a fornire supporto in un rapporto di evidente collateralismo. E ora al fascismo, lontano nel tempo, morto e sepolto ovunque tranne che in piccole sacche minoritarie (ricordiamo il “successo” di Casapound alle elezioni: 0,8%, cioè poco o nulla), aggiunge appunto un nuovo mostro: il razzismo. La cui portata viene scientemente esagerata, cavalcando l’allarme indotto dai media padronali, che hanno tutto l’interesse a demonizzare il nuovo governo per le misure di giustizia sociale che sta faticosamente ma con decisione iniziando a introdurre.

Questa operazione, questo schierarsi “contro” il governo accodandosi al baccano del Pd e della sinistra cosiddetta radicale, ha l’obiettivo preciso di ridare ossigeno a un’area politica in grave difficoltà e che non ha null’altro da dire e il cui unico obiettivo è la gestione dello status quo. Non a caso l’analisi post-voto di Matteo Renzi ha svelato la totale mancanza di strategia e contenuti di quell’area, ridotta a sperare che “la ruota giri” e a fare opposizione “sgranocchiando i pop” mentre fa il tifo per eventuali errori del governo. Si tratta a ben vedere della versione impoverita della strategia delle élites finanziario-mediatiche, dei “padroni” si direbbe, se a sinistra esistesse ancora uno straccio di pensiero marxista, i quali proseguono da parte loro la lotta con i loro tipici mezzi di distrazione di massa (messa in atto dai media che essi controllano quasi totalmente), nella speranza di delegittimare i vincitori, in attesa di riconquistare il potere grazie ai possibili fallimenti del governo, naturalmente fomentando ad arte fenomeni sociali circoscritti, attraverso strumenti linguistico-culturali, ripetuti ossessivamente, per sensibilizzare l’emotività popolare. E l’ANPI si adegua.

La strategia della distrazione di massa mediatica sembra però non funzionare più bene come un tempo. Le urla al fascismo e al razzismo non intaccano il consenso del governo, che è a livelli record, forse perché ha saputo intercettare con maggiore sensibilità costituzionale i veri problemi della società: immigrazione fuori controllo e non gestita equamente in sede europea, aumento della povertà, livelli allarmanti di disoccupazione, riduzione drastica dei diritti, carenza dei servizi essenziali, demolizione costante del welfare. Anche lavoro, occupazione, salari dignitosi sono diritti enunciati e riconosciuti dalla Costituzione di cui l’Anpi si proclama alfiere. Eppure l’Anpi non ne ha mai denunciato il progressivo smantellamento operata dai tecnocrati di Bruxelles e dai loro esecutori di Polo e soprattutto Ulivo. L’Anpi non parla mai anche del fatto che nel 2016 ci sono stati 285.000 italiani (non tutti certamente manager o superpagati ricercatori universitari) costretti ad emigrare, contro i 181.000 immigrati stranieri. Eppure l’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati, per la precisione all’ottavo, dopo il Messico e prima di Vietnam e Afghanistan.

Cari amici dell’Anpi, il M5S è fermamente antifascista e contro ogni discriminazione etnica e non permetterà che si applichino misure contrarie ai valori della Resistenza, che infatti non sono previste nel contratto di governo. Ma voi dovete decidere se essere finalmente un presidio super-partes dei valori costituzionali, difendendo la nostra Carta Fondamentale laddove oggi viene clamorosamente disattesa (e adesso e da tempo, essa è disattesa soprattutto nei diritti sociali ed economici) o continuare a cavalcare emergenze inesistenti amplificando ad arte fenomeni circoscritti, allo scopo di ridare ossigeno a una parte politica che altrimenti non avrebbe più nulla da dire e da rivendicare. Sarebbe una triste fine per gli eredi dei partigiani quella di fare da stampella a coloro che, tradendo il riformismo e la giustizia sociale, hanno abbracciato e servito poteri finanziari, precariato e privatizzazioni, cioè tutto quanto i Padri costituenti hanno combattuto credendo in una società solidale ed equa.

Parma 5 Stelle