Libertàeguale Parma: “La signora Aung San Suu Kyi, a cui abbiamo dato la cittadinanza onoraria di Parma, tace sulla persecuzione ai Rohingya. Gli altri si dissociano da lei, e noi?”

Da oltre due secoli i Rohingya, piccolo popolo di oltre un milione di persone, di fede musulmana insediato da secoli in territori a cavallo fra il nord dell’attuale Myanmar e il Bangladesh, vive in condizioni di apartheid e di negazione del diritto di cittadinanza, nel sostanziale disconoscimento della propria esistenza da parte delle autorità Birmane (Leggi: Viaggio tra i Rohingya, i musulmani perseguitati dal nobel Aung San Suu Kyi)

La situazione si è aggravata negli anni della dittatura militare, assumendo i caratteri di una vera e propria pulizia etnica. Con il ritorno nella ex Birmania di una, per quanto fragile e ambigua, forma di democrazia, la persecuzione della minoranza Rohingya è purtroppo continuata, con il succedersi di violenze e massacri ai danni di popolazioni civili povere e inermi.

Protagonista eroica del faticoso processo di democratizzazione del Myanmar è stata la signora Aung San Suu Kyi, segregata dalla giunta militare per 15 anni nel corso dei quali non ha mai smesso, a costo di enormi sacrifici, di testimoniare la volontà di riscatto della ex Birmania e di guidarne l’opposizione democratica. La sua tenace azione ha motivato il conferimento del premio Nobel per la Pace, assegnatole nel 1991. All’altissimo riconoscimento internazionale si è associata la nostra Città conferendo ad Aung San Suu Kyi la Cittadinanza Onoraria.

Oggi la signora Aung San Suu Kyi riveste un fondamentale ruolo istituzionale e sorprende quindi, il suo silenzio nei riguardi del problema aperto della persecuzione dei Rohingya.

I premi Nobel Mohamed Junus, Desmond Tutu, Malala e Dalai Lama, sono pubblicamente intervenuti per chiedere alla leader Birmana di denunciare e condannare le stragi in corso verso una popolazione che ha tutti i diritti di essere accettata e riconosciuta nel complesso mosaico dei popoli di Birmania.

Bono, gli U2, Bob Geldof, diverse istituzioni britanniche hanno preso le distanze da Suu Kyi. Addirittura il Comune di Oxford , per la prima volta nella sua storia, ha tolto alla leader birmana il “premio della Libertà e il college di St Hugh ha rimosso il suo ritratto dalla sala principale. Altre iniziative analoghe sono in corso in ogni parte del mondo.

In queste giorni Papa Francesco ha incontrato prima i militari dell’esercito birmano, poi il Segretario di Stato Suu Kyi. Al Papa è stato raccomandato di non pronunciare mai il nome dei Rohingya negli incontri ufficiali e privati con le autorità civili,militari e religiose. Pressione grave e al limite della intimidazione per mettere il bavaglio al Pontefice il quale, come si è spostato nel vicino Bangladesh, ha ricevuto una piccola rappresentanza della popolazione perseguitata dai militari birmani chiedendo loro perdono per il silenzio della comunità internazionale, inerme di fronte a questa tragedia che colpisce donne, bambini e vecchi.

Il Papa ha confessato di avere pianto.

Aung San Suu Kyi è cittadina onoraria della nostra città. Chiediamo al Sindaco di Parma Pizzarotti debba intervenire chiedendo alla leader birmana di levare la ferma protesta contro i massacri dei Rohingya ad opera dei militari birmani per farli cessare immediatamente e per assicurare pace e diritti a quel popolo.

Massimo Pinardi
Libertàeguale Parma

  1. Myanmar, la tragedia del popolo rohingya. Iniziativa di Libertà Eguale con la giornalista Francesca Marino

    Lunedì 18 dicembre alle ore 17 presso la Sala Andrea Borri della Provincia di Parma, ingresso da Viale Berenini, Libertàeguale Parma, ha promosso un incontro aperto alla cittadinanza, per conoscere la drammatica situazione della popolazione rohingya, in Myanmar, dove donne, bambini e vecchi sono vittime di una persecuzione senza precedenti da parte dei militari che hanno l’ordine di attuare una vera e propria pulizia etnica nei confronti dell’inerme popolazione civile.

    Da agosto circa 7.000 persone sono state uccise, con migliaia di feriti e civili in fuga verso il vicino Bangladesh. Papa Francesco si è recato nelle settimane scorse in Birmania, incontrando il Segretario di Stato Aung San Su Kyi, i militari e autorità religiose per porre la questione della minoranza rohingya. Un viaggio difficile per il pontefice dove, non ha mancato di richiamare il dovere di rispettare tutte le minoranze del complesso mosaico birmano. Al Papa, in Myanmar, è stato vietato di pronunciare il nome dei rohingya ma, come si è recato a Dacca, in Bangladesh, ha ricevuto una rappresentanza della minoranza di religione musulmana chiedendo loro perdono per il silenzio della comunità internazionale di fronte alla tragedia che li vede vittime della persecuzione.

    Aung San Suu Kyi, quando venne a Parma nel 2013 fu ricevuta dalle massime autorità cittadine e fu accolta con grande calore dai parmigiani. Allora spese parole di grande speranza, auspicando di affrontare i problemi dell’umanità con grande responsabilità puntando sulla autorealizzazione degli individui. Noi tutti abbiamo creduto e crediamo nelle sue parole e nel suo messaggio che evoca un percorso costruttivo, fatto di dialogo e comprensione per risolvere i problemi che affliggono le nostre società.

    Sulla base delle drammatiche notizie che ci giungono ogni giorno dal quella parte dimenticata del mondo, la cittadina onoraria di Parma Suu Kyi incontra grandi difficoltà nel perseguire i propositi per l’autorealizzazione della popolazione musulmana rohingya, sulla base del dialogo e della comprensione.

    All’incontro, moderato da Marion Gajda, e introdotto da Serena Brandini, parteciperà la giornalista reporter Francesca Marino che scrive per l’Espresso e Limes, rientrata da pochi giorni in Italia, dai villaggi rohingya, dove ha potuto documentare la reale situazione in cui versa la popolazione priva di aiuti umanitari e assistenza sanitaria.

    Massimo Pinardi
    “Libertàeguale Parma”

  2. Aung San Suu Kyi è attualmente Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell’Ufficio del Presidente ma tace. PARMA SI DISSOCI DA QUESTA CODARDA IN UN GOVERNO DI ASSASSINI

  3. Sono tutti per i diritti umani fino a quando non hanno la poltrona su cui sedersi. Gli venga subito tolta la cittadinanza onoraria a questa traditrice del popolo

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