La Lega Nord presenta a Parma la mozione per la richiesta di ulteriori condizioni di autonomia per la Regione Emilia Romagna

I consiglieri comunali della Lega Nord, Laura Cavandoli, Emiliano Occhi, Maurizio Campari e Carlotta Marù, alla vigilia del referendum che impegnerà la prossima domenica gli elettori di Lombardia e Veneto, hanno depositato al Comune di Parma una mozione avente ad oggetto la richiesta per la Regione Emilia di maggiore autonomia e di maggiori competenze, da sottrarre alla Stato (insieme alle relative risorse economiche) per poter essere meglio esercitate in ambito regionale.

L’introduzione di un regime di autonomia differenziata in alcune realtà regionali avanzate, quali l’Emilia-Romagna, mediante l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, può essere basilare per superare l’attuale crisi economica e per ristabilire corretti meccanismi di responsabilizzazione, trasparenza e partecipazione;

Infatti l’art. 116, terzo comma, della costituzione prevede che “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia possono essere attribuite, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata” in determinate materie di competenza legislativa concorrente nonché in alcune specifiche materie rientranti nella legislazione esclusiva dello Stato.

A fronte di un continuo aumento della pressione fiscale su base nazionale, in Emilia Romagna il residuo fiscale registra un saldo positivo annuo pari a 17,8 miliardi di euro pari a 4.338 euro per ogni abitante (neonati e ultracentenari compresi, dati di una ricerca riferita al 2012 ma attualmente sostenibili), ponendoci al terzo posto in Italia dietro a Lombardia e Veneto.

Il consiglio regionale ha avviato un percorso di negoziazione con il Governo centrale basandosi su un progetto limitato e senza affrontare la problematica del residuo fiscale, mentre nella mozione depositata a Parma si propone di attivarsi presso tutte le istituzioni competenti affinché venga instaurato un vero negoziato con il Governo per attribuire alla Regione Emilia Romagna forme e condizioni particolari di autonomia in tutte le materie nel rispetto del terzo comma dell’art. 116 della Costituzione, quali l’organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione, la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, e in tutte le materie di legislazione concorrente, ovvero “rapporti internazionali e con l’Unione Europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione e formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario agrario a carattere regionale”.

Si vogliono così affermare forme più elastiche di federalismo fiscale e autonomia finanziaria di entrata e di spesa, prevedendo in particolare, in armonia con l’art. 119 della Costituzione, le quote di compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al proprio territorio pari al 90% del gettito Irpef, Ires e IVA, e si vuole ottenere la gestione diretta delle risorse, delle funzioni amministrative e dei fondi amministrati a livello statale che si ritiene possano essere gestiti in modo maggiormente funzionale dalle strutture regionali sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

I Consiglieri Comunali
Gruppo Lega Nord Comune di Parma
Laura Cavandoli (Capogruppo)
Emiliano Occhi
Maurizio Campari
Carlotta Marù

  1. REFERENDUM AUTONOMIA. RANIERI (LN): “MARONI E ZAIA CHIEDONO VERAMENTE AUTONOMIA, BONACCINI PRENDE IN GIRO”

    “Una grande giornata per la democrazia e per l’autonomia dei popoli alla quale, purtroppo, non ha partecipato l’Emilia – Romagna. Bonaccini, infatti, ha preferito la messinscena con Gentiloni a Roma, alla voce del popolo degli emiliani e dei romagnoli che a stragrande maggioranza avrebbero giustamente rivendicato di voler essere più autonomi da Roma anche e soprattutto nel gestire le tasse che pagano”. Questo il commento del Vice Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ed esponente della Lega nord, Fabio Rainieri, all’indomani del successo dei referendum sull’autonomia per Veneto e Lombardia.
    “Ora Roberto Maroni e Luca Zaia potranno seriamente intavolare una trattativa per l’autonomia di Lombardia e Veneto forti del sostegno di milioni di voti di cittadini e per questo in grado di chiedere con determinazione più autonomia per tutte e 23 le materie previste dall’articolo 117 della Costituzione e di trattenere i 9/10 delle tasse pagate sui loro territori – ha quindi proseguito il consigliere regionale del Carroccio – Stefano Bonaccini, invece, ha i soli 31 voti della sua maggioranza in Assemblea regionale (PD, Sinistra italiana e MDP) e la dichiarazione di intenti con il Presidente del Consiglio dei Ministri, una presa in giro perché non ha nessun valore giuridico. Il Governatore dell’Emilia-Romagna, che fino a 10 mesi fa era anti autonomista visto che sosteneva il sì al referendum sulla riforma costituzionale, vuole l’autonomia solo per 5 materie senza chiedere in modo chiaro più risorse economiche. Ma senza avere più soldi non si può avere nessuna maggiore autonomia. Bonaccini e il PD l’autonomia la rivendicano solo a parole mentre i fatti della loro amministrazione regionale attestano l’esatto contrario. Infatti, con la prossima legge di stabilità nazionale, il Governo vuole togliere alla sanità dell’Emilia-Romagna 230 milioni di euro e Bonaccini e il suo Assessore Venturi, invece, di fermare questo furto, vi si adeguano chiudendo servizi sanitari, come i punti nascita in montagna e i punti vaccini”.

    • LE BUFFONATE DEI PAGLIACCI divertono sempre.
      I ragli di soragna hanno sempre imitatori nel ragliare piu’ forte.

  2. Perché l’Emilia-Romagna?
    Perché la Lombardia?
    Perché il Veneto?
    E gli altri non hanno il diritto-DOVERE di gestirsi allo stesso modo?
    Perché la stupidaggine delle città-metropolitane?
    I nostri conterranei di Palanzano, Bardi, Berceto, Roccabianca sono diversi da quelli di Zola Predosa, Porretta, Budrio, … tanto diversi da avere una diversa ‘piramide istituzionale’?
    E’ tutta una colossale corbelleria, che i nostri politici piano piano ci stanno via via rifilando (stavo scrivendo ‘infilando’, ma ho ritenuto evitare malintesi …).
    Ci vuole una riforma seria ed organica, che trasformi l’Italia in una Federazione di ‘Cantoni’ (o province) tutti istituzionalmente uguali tra loro; finanziati in funzione del numero e della composizione anagrafica, nonché dell’ampiezza e delle condizione idrogeologiche del suolo. Poi, se vogliono fare di più dello standard minimo nazionale, propongano imposte ai loro cittadini. …
    Ma c’è da ragionare: nessuno mai si metterà lì a farlo!

  3. Se fosse andata al ballottaggio la Lega invece di Scarpa, pizzarotti oggi sarebbe di nuovo in banca. Occasione persa.

  4. FABBRI (LN): “AUTONOMIA, IL PRIMO GRANDE RISULTATO DI BONACCINI: 230 MILIONI DI TAGLI ALL’ EMILIA ROMAGNA”

    “Ecco il primo grande risultato dell’autonomia firmata da Bonaccini a Roma”. Alan Fabbri, capogruppo della Lega Nord in Regione, commenta amaramente il taglio di 230 milioni di fondi per l’Emilia Romagna previsto nella prossima legge di bilancio. “Saremmo al paradosso – dichiara il consigliere – , se prendessimo sul serio il teatrino che Bonaccini è andato a inscenare con tanto di foto sorridente e due righe firmate: un presidente che sbandiera un risultato raggiunto nel percorso di maggiore autonomia, mentre il governo gli prepara una stangata che naturalmente rischia di ripercuotersi sui cittadini. In realtà, non ci stupiamo più di tanto: è l’ennesima conferma che Bonaccini, seguendo la linea maldestra del Pd, prova a rincorrere la Lega su un tema che altrove, vedi Veneto e Lombardia, viene affrontato seriamente, chiamando la gente al voto. Il Pd ha goffamente tentato uno scatto in avanti per togliere peso ai referendum di domenica, senza nemmeno un minimo di concretezza, perché non fa riferimento al vero contenuto di una maggiore autonomia, ovvero le competenze previste dagli articoli della Costituzione che vanno dal 116 al 119. Uno scatto in avanti – chiude Fabbri – di cui Bonaccini e soci si sono incredibilmente vantati. La realtà è un’altra e rischia di presentarci un conto salatissimo a breve. L’autonomia sono soldi in più da gestire virtuosamente, non tagli. La gente questo lo capisce, anche se si tenta di confonderla con dichiarazioni roboanti e foto sorridenti”.

  5. La solita demagogia della Lega che purtroppo sta contagiando anche il centrosinistra.

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