Laura, fai subito un TSO al Pd di Parma: è affetto da Sindrome di Stoccolma! (di Andrea Marsiletti)

La sindrome di Stoccolma è una malattia seria. C’è poco da scherzare.

E’ un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in vittime di episodi di violenza fisica o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore, all’attrazione sessuale e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

L’origine del nome deriva da un episodio del 1973 quando Jan-Erik Olsson tentò una rapina nella sede della Sveriges Kredit Bank di Stoccolma e prese in ostaggio tre donne e un uomo. La prigionia e la convivenza forzata di ostaggi e rapinatore durò 131 ore al termine delle quali i malviventi si arresero e gli ostaggi furono rilasciati senza la necessità di alcuna azione di forza e senza che nei loro confronti  fosse stata compiuta alcuna violenza da parte del sequestratore.

Durante la prigionia, come risulterà in seguito dalle interviste, gli ostaggi temevano più la polizia che non gli stessi sequestratori. Nel corso delle lunghe sedute psicologiche cui i sequestrati vennero sottoposti si manifestò un senso di gratitudine verso i malviventi che “avevano ridato loro la vita” e verso i quali si sentivano in debito per la generosità dimostrata. Si era cementato il legame tra le due entità e sviluppato il concetto di un “noi qui dentro” contro un “loro che stanno fuori”.

A Parma c’è un caso gravissimo di Sindrome di Stoccolma che segnaliamo al direttore dell’Ospedale Maggiore Massimo Fabi o, forse meglio, all’assessore al sociale Laura Rossi perchè emetta un Tso immediato: il Pd di Parma. Questo partito ne è affetto da almeno 25 anni, a questo punto evidentemente in modo incurabile: si innamora sempre di chi lo sconfigge alle elezioni, più lo batostano più lui ama. Se poi lo battono quando perdere sembrava impossibile (LEGGI), beh, il piacere gli fa vedere le stelle.

Nel 1998 Mario Tommasini spaccò in due il centrosinistra di Parma, li insultò, mandò e votò al ballottaggio per Ubaldi che per primo sconfisse gli eredi del PCI nella nostra città. Fu un accadimento epocale, che causò il ritiro dalla politica dell’allora sindaco uscente Stefano Lavagetto. Il centrosinistra non applicò alcuna ritorsione nei confronti del traditore Tommasini, anzi, sebbene questi non arrivò neppure al 20%, lo acclamò come vincitore delle elezioni e come l’interprete autentico dei sentimenti popolari e della sinistra parmense, ricompensandolo con incarichi in Provincia. Negli anni successivi premiarono pure tanti suoi seguaci con remunerate poltrone pubbliche in società partecipate, Enti, Istituzioni perchè era anche grazie a loro che finalmente stavano all’opposizione.

Presto l’amore inconfessabile fu indirizzato direttamente sul carnefice, Elvio Ubaldi, con i Ministri del centrosinistra ed esponenti locali che incensavano i prodigi della “Città cantiere” e la personalità forte di un sindaco che stava umiliando senza pietà la sinistra di Parma trattando i suoi esponenti politici al pari di dementi.

Dopo dieci anni di avance e di lusinghe da parte loro, Ubaldi gli diede un calcio nel sedere e portò Vignali a sindaco di Parma sconfiggendo per la terza volta il centrosinistra.

Dopo Ubaldi arrivò Pizzarotti. Per cinque anni lo hanno contestato per aver essere un bugiardo che ha tradito il suo programma elettorale, per aver distrutto la città col rudo, spaccio, insicurezza, incapacità, incompetenza, arroganza. Gli hanno vomitato addosso di tutto ma quando Pizzarotti li sconfigge per la seconda volta, li ridicolizza davanti a tutta Italia e li uccide (LEGGI), ecco che sboccia subito l’amore. Quindi Pizzarotti diventa il nuovo oggetto del desiderio del centrosinistra di Parma, fascinoso perchè proibito. Si sa, l’amore è cieco, e quindi non hanno imbarazzi a dichiarare che “Effetto Parma è una forza di sinistra” (LEGGI). Sì, Pizzarotti è nostro fratello. E così l’amore sublima nell’incesto, il massimo della goduria e della perversione, il top della sindrome di Stoccolma.

Il mio invito a Pizzarotti è di stare lontano da questi soggetti, perchè “a camminare con gli zoppi si impara a zoppicare”, e a perdere voti e credibilità. E, si sa mai, magari questa malattia è pure contagiosa… e non vorrei che un giorno Pizzarotti si rinnamorasse di Beppe Grillo. Ci siamo liberati da poco della loro noiosa telenovela durata due anni, non vorremmo davvero ricominciare a sorbircela, per di più infettata dalla sindrome di Stoccolma.

Andrea Marsiletti

  1. Tommasini al ballottaggio non votò Ubaldi ma Lavagetto. Fonte: sue dichiarazioni, riportate dalla Gazzetta, nei giorni pre-ballottaggio.

  2. Dopo l’implosione del PD il popolo della sinistra di Parma si è improvvisamente svegliato e si è accorto che Scarpa e soci non hanno niente di “rosso”, ma sono solo la naturale evoluzione di Ubaldi, Vignali e Ghiretti. Infatti la stessa Roberti li ha mollati (verrebbe anche da chiedersi come mai ci si fosse messa assieme, ma una cedrega in consiglio val bene una messa o in questo caso un vecchio scarpone). Ormai senza un riferimento e in preda al panico cercano disperatamente un porto sicuro, e lo hanno identificato nella stessa persona (il Pizza) che sino a ieri accusavano delle peggio cose e di essere lui la continuità con Ubaldi. A questo punto credo che un TSO sia d’obbligo, ma non solo per il PD ma anche per tutti gli elettori che hanno votato Scarpa illudendosi che fosse di sinistra (ricordo che non è neanche iscritto al PD).

  3. Massimo PInardi e Federico Pizzarotti

    MASSIMO PINARDI: “PIZZAROTTI E’ L’EREDE PIU’ ACCREDITATO DELLA SINISTRA PARMENSE. I VERTICI REGIONALI E NAZIONALI DEL PD LO HANNO GIA’ CAPITO”

    Massimo Pinardi, Presidente dell’Associazione Libertàeguale Parma, interviene nel dibattito dentro il Pd di Parma su quale rapporto con Pizzarotti (Vanolli (Pd): “Sul dialogo con Pizzarotti decideremo noi, non diamo deleghe in bianco ad alcuno”. La consigliera comunale Jacopozzi (Pd): “La prima impressione è che Effetto Parma sia una forza di sinistra”), ripreso dal direttore Andrea Marsiletti (Laura, fai subito un TSO al Pd di Parma: è affetto da Sindrome di Stoccolma!). Lo fa scrivendo la nota seguente.
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    Pizzarotti ha vinto le amministrative del 2017.

    Partiva certamente favorito, forte di un primo mandato quanto meno decoroso e in crescita. Sostenuto anche da una propensione dell’elettorato a considerare decennale il mandato al sindaco, e una verifica a metà strada le elezioni dopo il primo quinquennio.

    Ma a Parma c’è stato ben altro. Pizzarotti, del quale abbiamo imparato a riconoscere il fiuto politico, ha capito presto e bene di non aver vinto, nel 2012, per il programma con il quale il movimento di Grillo lo aveva presentato. Ha capito invece di essere stato il beneficiario di una voglia di cambiamento alla quale la nostra città, dopo aver ricusato per la quarta volta una sinistra sostanzialmente nostalgica e autoreferenziale e un centro destra travolto da megalomania e poco commendevoli comportamenti, fortissimamente anelava.

    Compreso questo Pizzarotti ha sistematicamente smontato e messo in soffitta tutto l’ingombrante arredo dell’originario grillismo, per sistemarsi sui più credibili binari della politica come ricerca del bene possibile e quanto più condiviso.

    Delle utopie sul tema della decrescita felice, non è rimasta traccia alcuna. Sui temi economici, si è messo dalla parte dello sviluppo, cercando in modo discreto e non servile collaborazione con gli ambienti dell’imprenditoria. Ha fatto dimenticare astrusità quali l’introduzione di monete alternative o di improbabili catene di S. Antonio fra commercianti.

    Sulla questione dei rifiuti e dello smantellamento dell’inceneritore, non ha tardato a capire (lui, non tutti i suoi) che la termovalorizzazione è parte insopprimibile della filiera di riciclaggio e riuso, coerentemente con quanto avviene nelle più avanzate aree d’Europa; e che il problema vero è quello di ottimizzare il ciclo dello smaltimento e recupero tenendo sotto controllo gli effetti sull’ambiente e in particolare, sull’aria e sull’acqua..

    Non ha, il nostro Sindaco, dato corso all’altro deprecabile impegno da campagna elettorale di dare vita a sistematiche consultazioni della cittadinanza con il ricorso ai referendum senza quorum. Ha capito, non c’è dubbio, quanto esiziale può essere contrapporre ad una istituzione eletta a suffragio universale con larghissima partecipazione di popolo, le volontà di piccole minoranze, spesso motivate da interessi particolari e di scarso interesse per la maggioranza dei cittadini.

    Ma il vero successo politico del sindaco Federico Pizzarotti risiede nella rottura con il populismo grillino, avendone individuato l’anima antidemocratica e le venature totalitarie. Ha tenuto atteggiamenti collaborativi e istituzionalmente corretti con Regione e Governo, ambedue a guida del detestato (dai grillini) Partito Democratico. Ha rivendicato la priorità del suo essere Sindaco della Città rispetto all’essere “portavoce” di un movimento politico (o, se vogliamo, di una persona di Genova o di un’azienda di Milano). Ha in sostanza creato le condizioni per una espulsione che nel suo caso è diventata un’incoronazione e l’ascensore per la salita all’olimpo della grande politica nazionale.

    L’abbandono del grillismo ha portato Pizzarotti alla rinuncia a dichiararsi “né di destra né di sinistra”, confermando invece una sua personale inclinazione per la sinistra moderata; senza qui voler entrare nel merito dei risultati conseguiti, la sua amministrazione non ha mostrato tiepidezza verso le tematiche dei diritti civili e verso il sociale, come spesso avviene nelle amministrazioni di destra o in quelle che pretendono di essere al di sopra delle tradizionali differenziazioni.

    Il centro sinistra locale (ed in particolare il PD) non ha contrapposto una riflessione utile al proprio recupero come forza di governo. La campagna elettorale del PD è stata condotta nella più totale disattenzione verso i fenomeni di trasformazione in atto. Nel tentativo di rilanciare la propria immagine, si è richiamato a figure del passato, espressioni di una società locale che non c’è più.

    Per decenni, dal dopoguerra agli anni ’90, Parma ha vissuto nell’equilibrio di due blocchi sociali politici ed economici, quello della sinistra (con le sue autonomie locali, le municipalizzate, i sindacati e – in misura minore – la classe operaia delle fabbriche, corroborato dal sostegno attivo di una borghesia professionale e intellettuale di lunga tradizione democratica e antifascista) e, dall’altra parte quello del moderatismo cattolico egemone su gran parte del territorio periferico, sulle maggiori banche locali, sull’università, e sostenuto apertamente dall’efficiente e importante imprenditoria parmense.

    Questo schema, che ha retto per decenni ed ha anche dato luogo al positivo sviluppo di Parma, si è rotto a partire dagli anni ’90 del secolo scorso. Attribuire l’espulsione della sinistra dal governo della città a fatti o “cavolate” personali di questo o quello (come superficialmente si è fatto) significa non aver condotto alcuna disamina delle caratteristiche di un cambiamento dal quale la sinistra “ufficiale” non si è ancora riavuta.

    Il vuoto di analisi ha dato quindi luogo ad una campagna elettorale priva di visione prospettica, ristretta infine alla perorazione di “legge ed ordine” come risposta ai disagi e al bisogno crescente di sicurezza, a prescindere dall’individuazione e dall’intervento sulle cause e sui processi in corso.

    Consapevolmente o meno, Pizzarotti si è inserito in questa incapacità della sinistra di capire e interpretare il cambiamento. Vi si è inserito a tal punto bene da diventare, si può dire, egli stesso sinistra parmense di governo o, comunque, da esserne l’erede più accreditato. Hanno intuito questa verità i vertici del PD regionale e nazionale; non così quanti si trovavano e tuttora restano a rappresentare il PD locale.

    In conclusione (sospesa): sarebbe il caso che la sinistra parmense rifletta su questa realtà e si dia una nuova visione del contesto in cui viviamo, se vuole ritrovare obbiettivi credibili sui quali impegnare la città, abbandonando luoghi comuni, nostalgie e schemi obsoleti.

    Massimo Pinardi
    Presidente Associazione Libertàeguale Parma

    • E’ lo stesso Pinardi che l’ideologo della candidatura di Gentian Alimadhi che fino a due mesi fa era contro Pizzarotti?

    • Pinardi ha detto semplicemente la verità. Nel centrosinistra è la mente politica più lucida.

    • Diciamo che vi piacerebbe fosse così, giusto per pulirvi un po’ in casa ed appropriarvi di successi altrui. La realtà è che volete a tutti i costi associare alla melma di sinistra un sindaco, eccellente sindaco, che mi pare chiaro non vi ha scelto come simbolo della sua campagna. Chiedetevi il perchè. PS. Marsiletti, sei sempre stato un burlone anche da ragazzo, ma se l’intento era gettare fango, perchè quando si parla di sinistra si parla sempre di fango, hai palesemente fallito.

  4. Ma a me pare che il direttore Marsiletti faccia volutamente un po di confusione con il classico articolo acchiappaclick stile Scanzi. Il pd che vorrebbe abbracciare (che ha abbracciato direi con sintonia reciproca in realtà) è il pd regionale e nazionale in funzione antigrillo, quello non ci ha mai avuto niente a che fare, non deve subire le sue prepotenti decisioni (il vaffanculo in aula lo ricordate?) senza possibile contraddittorio. Il pd di parma ha sempre cercato di controbatterlo (che poi ci sia riuscito o meno è un altro discorso).

    • @Maurizio, ah sì? e allora come vedi la Roberti che lascia il gruppo perchè sostiene di voler cercare più dialogo con Effetto Parma?

  5. spesso nonm condivido gli articoli di Marsiletti, ma questo è davvero ottimo, chapeau!

    • BRAVA PARMIGIANA !

      Al suo posto – dopo lo scioglimernto del partito come acutamente sostieni – ci mettiamo i Buffoni del Genovese assieme a quelli di Soragna.
      Te ne intendi piu’ di anolini che di politica !
      E smettila di dare corda ai tuoi caporioni.

  6. Oggi l’onestà intellettuale e i grandi ideali politici sono quasi del tutto scomparsi. Oggi assistiamo a chi fa politica per interesse o per uno scopo specifico. Bene anche se io non sono un piddino e mi rivolgo a chi ha detto qualcosa sulla Jacopozzi. La Jacopozzi non avrà sicuramente l’esperienza politica ma in fatto di onestà e di ideali veri autentici non si può dire niente su questo. Per cui caro signore che parli cosi dovresti guardare un attimo allo scenario politico squallido del momento presente prima di criticare una persona che in fatto di ideali e di onestà non c’è nulla da dire. Auguro alla Jacopozzi un buon lavoro e tutta la mi stima.

  7. L’operato delle maggiori istituzioni locali non è abbastanza incisivo: ne deriva che le necessità e le opportunità di Parma e del parmense non trovano riscontro adeguato nelle azioni di governo regionali e nazionali.
    Questo in estrema sintesi quanto emerso lunedì 25 in un incontro promosso dagli amministratori socialisti, assieme ad esponenti civici, alla presenza di parecchi assessori e sindaci del territorio, di consiglieri delegati della Provincia e di alcuni consiglieri comunali del capoluogo.
    A monte una fiscalità nazionale sempre più opprimente che si intasca larga fetta dei tributi cosiddetti locali (dall’IMU all’addizionale sulla RC auto), demandando per contro ai Comuni maggiori competenze a fronte di minori risorse, senza dimenticare i nefasti effetti della riforma Del Rio accanitasi sulle province – lasciate senza soldi e disperdendone le professionalità, ma ancora con la responsabilità di “cosuccie” quali strade ed edifici scolastici.
    Molteplici purtroppo per Parma i campanelli di allarme: si pensi alla risibile aliquota destinataci dei fondi messi a disposizione dal governo per infrastrutture in forza di accordo quadro sottoscritto con la Regione (soli venti milioni degli almeno quattrocento che “pioveranno” complessivamente sulle nove province!) od all’imbarazzante assenza dell’autostrada Ti. Bre fra le priorità infrastrutturali richiamate nel recente patto fra Emilia-Romagna e Lombardia (ma in compenso i rifiuti liguri verranno presumibilmente bruciati nell’impianto di Ugozzolo).
    E questo mentre il Po fra Emilia occidentale e bassa Lombardia sta diventando un ostacolo quasi insuperabile, vista la vetustà di un ponte ormai strutturalmente al collasso come quello di Casalmaggiore (la strada sarebbe peraltro regionale) ed i gravi acciacchi di quello di Ragazzola, con pesanti ripercussioni, innanzitutto, per i tantissimi pendolari e per le attività produttive.
    A ciò si aggiunga il vuoto spinto rispetto l’agognata diga – o gli invasi – di Vetto (che, vista la crisi idrica, varrebbe oro), “compensato” dal dirigismo in merito alla cassa di espansione del Baganza, volto ad imporre una soluzione non gradita alle realtà locali.
    E questo mentre la presenza ed il ruolo delle istituzioni in storici “volani” dello sviluppo economico parmense si va affievolendo ogni giorno: l’Autocisa è tutta privata già da un po’, Crédit Agricole è divenuto il primo azionista della Fiera (e se l’alienazione di una quota di azioni era per la Provincia inevitabile, visto lo stato dei conti, altrettanto non può dirsi per il Comune di Parma).
    Proseguendo, la Camera di Commercio si fonderà con quelle di Piacenza e di Reggio, ed al momento il commissario unico della “troika” viene da oltr’Enza… Senza dimenticare che un fiore all’occhiello della città quale la TEP potrebbe presto sparire, ma intanto fa causa alla società “pianificatrice” del trasporto pubblico SMTP, con il paradosso che TEP ed SMTP hanno i medesimi azionisti (Comune di Parma e Provincia).
    Senza dimenticare le enormi difficoltà in cui versa l’Aeroporto Verdi, alla ricerca spasmodica di risorse finanziarie fresche per evitare la liquidazione, proprio nel momento in cui si prospetta un suo utilizzo quale Aeroporto per uso Cargo.
    Occorre – a giudizio diffuso dei presenti alla serata – rendersi conto che così operando ci si preclude la possibilità di poter virtuosamente incidere in una logica di interesse pubblico mediante strategie di ampio respiro atte a favore l’economia (e senza aprire il capitolo dolente del diritto alla salute, che rischia di diventare sempre più a pagamento per sempre più ampie fasce di popolazione).
    Sullo sfondo poi il pesante disagio derivato ai comuni – in particolare a quelli medi e piccoli – in conseguenza dell’esser venuto meno il ruolo della Provincia su competenze rilevanti. Particolarmente sentito il tema della protezione civile, visto che considerevoli responsabilità sono state trasferite ai Sindaci, ma senza che gli stessi possano contare su strutture specializzate in merito: una frammentazione alla quale a giudizio dei presenti occorrerà porre con priorità rimedio.
    Se è vero che il non poter più, per i noti motivi, contare sul ruolo dell’Ente Provincia (divenuta peraltro ente di secondo grado e dunque priva del peso che l’investitura popolare le attribuiva) quale catalizzatore di istanze e progettualità ha fatto venir meno un sicuro punto di riferimento; è altrettanto innegabile che è grave ed acclarato il deficit di autorevolezza che attanaglia Parma e che fa si che essa sia la realtà meno ascoltata (e meno finanziata) a Bologna, un deficit cui va posto rimedio, pena il veder svanire uno dopo l’altro i capisaldi di decenni di sviluppo e prosperità.
    Un obbiettivo che gli amministratori socialisti e civici presenti alla serata si prefiggono – con gli strumenti istituzionali a loro disposizione – di perseguire nelle prossime settimane, anche mediante l’avvio di iniziative di carattere pubblico.

    Segreteria provinciale
    Partito Socialista Italiano
    Federazione di Parma

  8. La Jacopozzi è la classica catto-comunista che di politica ci capisce poco poco.

  9. Chi perde le elezioni deve stare all’opposizione dove lo hanno mandato gli elettori, non provare a accalappiare poltrone. Questo Pd è disgustoso.

  10. Complimenti vivissimi direttore per la lucidità dell’articolo e per il tono brillante.

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