Il Pd di Parma sta deflagrando lasciando gli elettori inorriditi. Siamo ai livelli del massacro di Taiping (di Andrea Marsiletti)

E’ un massacro!

E’ difficile trovare un altro termine per definire la guerra dentro il Pd di Parma che si sta consumando sui giornali in queste settimane, anche se sarebbe più opportuno parlare di mesi.

Personalmente non ricordo, a livello di partito locale, un fuoco di fila intestino di queste dimensioni a un mese dall’inizio della campagna elettorale, una deflagrazione pubblica che sta lasciando attoniti e disgustati gli elettori di centrosinistra.

Con le debite proporzioni, è paragonabile a quella che è considerata la più grande strage della storia, che si verificò nell’Impero Cinese alla metà del 1800 a seguito rivolta anti-imperiale di Taiping della setta degli “Adoratori di Dio” guidata da Hong Xiuquan, che si era autoproclamato fratello minore di Gesù. Volevano riportare il prestigio e la sovranità della Cina sconvolta dopo le guerre dell’oppio, predicavano il “Regno Celeste della Grande Pace”, l’egualitarismo, la pari dignità, la comunione dei beni.

Scoppiò la guerra civile. La repressione fece 20 milioni di vittime.

Qui a Parma la vittima, più modestamente, è stata quel poco di credibilità che rimaneva al Pd.

E’ bastata una lettera di Nicola Dall’Olio con la quale ha deferito Dario Costi all’Autorità di Garanzia del Pd perchè, a suo dire, il gruppo che ha lo ha sostenuto alle primarie non ha titolo di occuparsi di programma e non può comunicare con la stampa senza preventiva autorizzazione, per far scoppiare l’inferno (leggi).

Dall’Olio, oggi additato da tutti come il responsabile dello sfascio del centrosinistra di Parma, in realtà è solo quello che ha acceso la luce in una stanza piena di gas innescando l’esplosione che ha fatto saltare per aria la casa. Ma il gas tossico c’era già dentro la casa, ed era tantissimo.

Il problema è più generale, di una classe dirigente locale che non ha mai brillato per capacità, ma che nel post primarie si è rivelata del tutto inadeguata consentendo che il Pd di Parma potesse esprimere il peggio di sè in termini di vendette, regolamenti di conti, sfogo di risentimenti personali. Del resto se sono vent’anni che perdono le elezioni comunali di Parma qualcosa vorrà pur dire.

Stiamo assistendo ad una detonazione così clamorosa che i più complottisti si rifiutano di attribuire all’incapacità di singoli e si spingono a ipotizzare una regia dei vertici del partito per spianare la strada alla riconferma di Federico Pizzarotti.

Recuperare il gruppo di Costi, dopo aver dato l’idea di aver fatto di tutto per buttarlo fuori, appare indispensabile sia in termini elettorali che di immagine di fronte all’opinione pubblica.

Non fosse altro perchè lo slogan elettorale di Paolo Scarpa “Unire per vincere” non diventi una beffa tragicomica.

Chissà, magari non tutto è perduto. Del resto anche l’Imperatore cinese qualche prigioniero lo fece e pure si impegnò a ripopolare la provincia dissanguata del Jiangsu dove si erano insediati gli “Adoratori di Dio” con emigranti dall’Hubei. Bontà sua!

Andrea Marsiletti